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日志


PARANOIA REED, OVVERO: LO SQUALLORE

Paranoia Reed, è un po’ come essere scavati fin nella coscienza da una poco ortodossa pala Rock-Pop. Eppure Lou Reed resta un poeta; il massimo della raffinatezza e del garbo che si possono ottenere in un ambiente urbano come quello newyorchese. Non è mai delicato, non può permetterselo, ma riesce a stillare dalle strade più squallide e anonime della città quel solo particolare che le rende straordinarie da attraversare. Poi, io mi chiedo, ma esiste davvero lo squallore? O esso è negli occhi di chi giudica prima di osservare e vivere? Non so dirlo, posso solo dire che se i grandi poeti avessero cercato ispirazione solo dove il miserrimo e l’orribile “fingono” di non esserci la cosa migliore da fare sarebbe non leggerli- che tristezza sarebbe stata una Divina Commedia con il solo Canto del Paradiso! Gli amanti possono fare l’amore ovunque: nei motel ad ore, nei bagni diurni, per strada, nei posti peggiori… ma non sentire nulla di squallido, anzi… quel loro farsi l’amore riesce a dare ancora di più un senso al tutto, redime questo mondo e quell’altro… senza chiedere nulla… né agli uomini e tantomeno a Dio, fanno tutto da soli, mica cocce de noci? Cerchiamo i segni e miracoli come dei ciechi, mentre i segni e i miracoli ansimano a due passi da noi - e se siamo fortunati potremmo essere proprio noi quei miracoli. E invece no; con una morale tutta da gettare nei secchi dell’immondizia, vogliamo le atmosfere, le condizioni perfette: pretendiamo di patinare le nostre vite solo perché temiamo gli anfratti più cavernosi del nostro essere. Che ce ne frega del dono, a noi devono piacere il fiocchetto e il pacco, volete mettere? Un dono non è un dono se non è patinato da una deliziosa e luccicante carta da regalo. Quanta crudeltà verso noi stessi e verso il mondo quando giudichiamo squallido qualcosa. E spesso lo facciamo per un motivo pregresso, con un’intenzionalità giudicante a priori, in poche parole con prevenzione. Ma ciò che è ancora più grave, quando marchiamo a fuoco qualcosa come squallido, è il soffocamento... lo strozzamento della poesia: con gli occhi del pregiudizio non riusciremo mai a dare alla poesia e alla bellezza alcuna possibilità di sbocciare, di nascere. Anzi, la pagina oscura e da strappare diverrà col tempo ancora più fradicia e insopportabile. Menti povere e piene di pregiudizi hanno un potere straordinario, perchè possono ferire a morte per qualcosa che hanno voluto vedere e sentire solo loro, negando così nuova poesia al mondo. Ah Paranoia Reed, per fortuna molti di noi hanno il senno e il buon gusto  di averti come sindrome cronica!

Questa canzone credo calzi a pennello con le mie sensazioni in questo periodo: metto la traduzione per chi, come me, non conosce l’inglese.

 

Paranoia in chiave di mi

Come mai prima dici di si e poi dici di no
cambi idea e poi dici che non è vero
il mistero è perchè io faccia il capro espiatorio
il mistero che tu chiami amore

  A volte sei come un'aquila
forte come una roccia
altre volte sembra come se ti aprissi
e tutte le tue peggiori paure
rotolassero fuori per le strade, nella neve

 Ricordo quando facesti un sogno
tutto era come sembrava
ma ora gli incubi hanno preso il sopravvento
e tutto ciò che vedi è distorto

  Hai detto che ci saremmo visti
ma sei in ritardo di due ore
hai detto che pensavi
che qualcuno ti facesse le poste sotto casa
così ti sei nascosta e avevi paura di aspettare
vedevi ombre nella nebbia
vedevi ombre nella nebbia

  Beh il tuo amico Godfrey è una scelta perfetta
un momento è depresso
l'attimo dopo è alle stelle, sembra -
- sembra aver trovato la voce perfetta
paranoia in chiave di Mi

 Mettiamo pure che tutto ciò che dice è vero
tu mi ami ma io ti tradisco
e la mia camera da letto è uno zoo di donne
peggio di Clinton al proprio apice

Ti giuro che non sto con Jill o Joyce
o Cyd o Sherry o Darlene o peggio ancora
non ti bacio mentre dentro di me impreco
paranoia in chiave di Mi

Facciamo un gioco
la prossima volta che ci vediamo, ah
io sarò le mani e tu i piedi
e insieme terremo il ritmo
della paranoia in chiave di Mi

Ora, tu sai che la mania è in chiave di Si
le psicosi in chiave di Do
speriamo di non essere nati
per la paranoia in chiave di Mi

L'anoressia è un Sol Maggiore
e in Fa è tutto quello che non ho menzionato
dislessia, cleptomania e vertigine
patricidio in La, matricidio in Re
uguale per gli schizzofrenici

Paranoia in chiave di Mi

Citazione

YouTube - LOU REED ' Paranoia Key Of E '
   


ILLUMINAZIONI CASERECCE

Esistono vari di livelli di consapevolezza e di illuminazione. A questo punto la nostra immaginazione tende a disegnare, in modo quasi istintivo, la figura di qualche yogin  con tutti i sette chakra accesi come neon, o un monaco zen con un tale livello di concentrazione da renderlo capace di svolazzare qua e là nel circondario; ma niente di tutto questo. Io intendo un tipo di consapevolezza più terra terra, casereccia, quotidiana… quella che nasce da un insperato quanto improvviso distacco dalle cattiverie, dagli attacchi pungenti di persone che provano un certo gusto a ferirti. Queste persone, la cui copiosa diffusione sul pianeta è direttamente proporzionale alla cattiveria che li spinge a punzecchiare, ti conoscono bene, ed è proprio questo il loro punto di forza, la leva maligna su cui faranno, senza alcun rispetto, forza per colpire; sanno per filo e per segno cosa può ferirti e offenderti, e potete star certi che utilizzeranno a loro crudele piacimento questo bagaglio di nozioni.  Ma, stranamente, qualcosa cambia: un bel giorno succede che volano parole, offese, cose che prima ti avrebbero fatto strozzare lo stomaco dalla rabbia… ma tu, candidamente e sorprendentemente… te ne impipi! Vedi i loro mefitici tentativi, il loro far forza sulle loro preziose leve sino a far divenire le loro coscienze paonazze dalla fatica, e resti indifferente. In poche parole a furia di dirti sempre le stesse cose c’hai fatto il callo. Addirittura minacciano nuove cattiverie “nude e crude”, armi segrete tipo quelle di Saddham, che in realtà non sono mai esistite… annunciano in modo minaccioso un’offesa da apocalisse, ma a te - sempre di più – non importa più nulla: vedi uscire fumi dalle loro nari, osservi le vene ingrossate sulle loro tempie, e li guardi stupito… e dici tra te e te: Non me ne po fregà de meno! Che sia vero o falso quello che dicono non conta, perché è la persona che per te è diventata poco credibile e, peggio ancora, indifferente e non ciò che ella dice, perché sai che se anche questi individui dicessero delle verità, queste ultime inficiate da rabbia e cattiveria perderebbero istantaneamente il loro valore. Infatti anche una cosa vera se viene esasperata appositamente per ferire, usata in modo strumentale per colpire non è più vera, perché esagerata, portata al parossismo per ottenere al massimo grado un effetto lacerante. E allora inizi ad ascoltare con attenzione, comprendi, ma il tutto ti è indifferente, non è più credibile ciò che ti viene vomitato addosso perché non è per nulla credibile la persona, non sono più credibili le sue intenzioni distruttive. E, addirittura, a questo punto provi un misto di tenerezza e compassione per chi parla, una sorta di partecipata pietà, nonché una profonda e rasserenante indifferenza. Inizi a sentirti come Neo nella parte finale del primo film di Matrix: quella parte in cui l’agente Smith non è più in grado di ferirlo e colpirlo…  ed è proprio durante quella scena che il protagonista comprende di essere l’eletto!

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YouTube - Neo Vs Smith Last Battle
    



POVERO ANTICO AMORE

Continuare a volere restare ragazzini avendo dimenticato come si è bambini? Come puoi fare questo incantesimo con cattivi ingredienti senza avere risultati ridicoli povero cuore malato? Mi ostino a rivedere il tuo volto per ricordarmi quale strada non devo seguire antico amore. Ho sempre creduto che in te ci fosse di più, forse il sole dietro un’eclissi, ma ogni volta l’ombra della luna si allontana e cosa trovo? Il nulla, anche senza più amore resto sempre deluso, ogni volta, come puoi non vedere  dietro la tua ostinata volontà di fuggire il tempo il tuo volto allo specchio? Hai un nemico che non potrai mai sconfiggere, fino a quando non comprenderai che non è un nemico ma un alleato da abbracciare con serenità. Ah, la tua voglia di fermare il tempo senza saggezza ti si legge negli occhi, nelle parole ormai disilluse, sul tuo corpo da sempiterna adolescente - che attrae e poi stanca uomini malati - nonostante tutti i tuoi tentativi, forzature che vogliono ignorare, far finta di… non riuscirai mai ad estirpare ciò che fa parte di te e diverrai sempre più ridicola.  Vuoi fermare ciò che è già tuo, che, dalla tua nascita, ti appartiene… Io sono di natura un ritardatario pur sapendo che all’appuntamento col tempo sarò sempre in perfetto orario, ecco perché – forse - questo austero compagno è sempre indulgente con me, così come non posso sfuggire ai miei pensieri, perché non voglio, allo stesso modo non voglio fuggire da lui. E allora tu ignori, fingi, ma il senno non ti manca, stupida non sei ma neanche saggia… e quindi cosa fai? Semini di colpe il mondo senza mai cercare dentro di te. La colpa di tutto è nel mondo, nella vita agra ed inesorabile, nel passato da dimenticare, nell’aridità degli altri. “Il mondo è cattivo, la mia vita potrebbe finire adesso e non m’importerebbe”, così mi dici ogni volta; tu non mi vedi, ma io rido… neanche sorrido, rido proprio.  Rido perché vedo in queste parole l’ipocrisia di chi, senza neanche esser poeta, indossa la veste del maledetto. Cara mia, neanche i poeti più sfortunati hanno mai desiderato quel corredo, chi mai direbbe “voglio essere infelice?” Eppure molti credono, come te, che quel battesimo i poeti se lo siano impartiti da soli, solo per sentirsi autorizzati a recitare in modo ridicolo una parte che nessuno, neanche il demonio, vorrebbe. Ecco la tua finzione, ecco perché io rido, ma il mio sorriso diventa amaro quando ti vedo: nel tuo volto c’è tutto il tempo che vuoi nascondere, sempre di più… e tu non te ne accorgi, fai finta di nulla… non lo accogli e ne fai una ricchezza. Ogni volta che vedo l’eclissi del tuo viso l’ombra della luna si allontana… ma dietro non c’è mai il sole.

QUESTA CANZONE NON C'ENTRA NULLA, MA QUANTO MI PIACE....QUASI QUASI ME NE ACCENDO UNO!!!

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YouTube - Ben Harper "Burn One Down"
  

LA MIA DONNA

La mia donna ha le mani sottili e il cielo tra le dita, quando la bacio mi accarezza e il sangue dal petto le arrossa le sue grande labbra felici, felici di incontrare le mie. Per la mia donna, che io sia Achille o Don Chisciotte, resto sempre il suo eroe, e sono ancora di più il suo uomo quando piango. La mia donna ha il petto bianco e dolce, la mia donna cerca sempre le mie braccia, riposa nei miei occhi e si addormenta tra le mie mani accarezzando tutti i miei sogni.  La mia donna quando fa all’amore ha gli occhi d’oro e sorride; la mia donna quando fa all’amore bacia il cielo, morde i suoi capelli che le cadono sul viso e sorride, perché la mia donna col suo sorriso mi racconta tutto di lei: i suoi pianti, le sue gioie, la sua storia, lei non mi nasconde nulla restando in silenzio. La mia donna quando fa all’amore gioca con i miei occhi, con la mia pelle, mi disegna ogni volta sfiorandomi con le sue mani, toccando la mia bocca. La mia donna sogna e spera anche quando piange, mi cerca anche quando non ricorda il mio nome, dipinge il mio volto anche se non mi ha mai visto. La mia donna non è un miracolo, è una donna, la mia donna.

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YouTube - Patty Griffin - Rain
  

LA FINE DEL CAUDILLO


YouTube - Crozza Berlusconi Evolution
   










Il governo Berlusconi ci deve essere! C’è, va avanti a forza di decreti, domina i sondaggi. il Cauidillo fa ciò che vuole e come vuole  ma…. ci deve essere. Noi dobbiamo assistere alla fine di una visione del mondo ormai inadeguata ai tempi. Ovvio che un paese che vuole resistere, sopravvivere a tutti i costi… insomma conservarsi, comincia a credere che uno pseudo-conservatore faccia al caso suo! Ma il Caudillo non sa, nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo, neanche chi, con grandi capacità e strapagato, si occupa della sua preziosa immagine, il coraggio di dirgli che ormai è preistoria, che è il simbolo di un mondo morente che cerca con i denti e le unghie di sopravvivere. Tutto nel Caudillo rispecchia la maniera – nel senso più bieco del termine – tutto in lui è artefatto, fastidiosamente eccessivo: la sua immagine che vuole rimanere ostinatamente giovane sembra ricordare le parrucche, le ciprie, le gote tisiche con eccessi di rosso degli aristocratici che danzavano inconsapevoli mentre a due passi da loro esplodeva la rivoluzione. La sua Versailles di mediocrità demagogica e ipocrisia politica, che ostenta parole grandi ma vuoti contenuti per tutto ciò che accade fuori, ormai puzza di piscio agli angoli delle grandi sale delle sue promesse. Il Caudillo non sa, non vuole accettare la fine imminente della sua visione del mondo, non la comprende… non la vuole comprendere. E per sopravvivere cosa fa? Esagera… eccede fino a diventare grottesco, tragicamente ridicolo!  Mostra i denti, ormai marci, per spaventare ma… sta morendo. Ed ora, davanti a questo pericoloso, ma penoso spettacolo possiamo solo accennare un amaro e pietoso sorriso. Il nuovo non è mai sceso in campo. Quello che si autodefiniva nuovo ha solo mostrato al mondo l’incubazione, l’esplosione – e ora la fine - della sua malattia. Se questo decorso lo avesse vissuto privatamente, a casa sua, forse ci saremmo anche dispiaciuti. Ma no! l’animale rabbioso per la sua agonia vuole trascinare con sé tutto e tutti, l’ istinto di sopravvivenza, ormai inutile, impone al Caudillo di provare il tutto per tutto, anche a discapito degli altri per poter resistere ancora un po’. Qualunque cosa per sopravvivere, anche la morte di tutto il resto. Non saprà mai che dopo la sua fine, in un modo o nell’altro ci sarà sempre un’altra strada.   



IL CASO E LA PIOGGIA.

Capitò tutto in un istante di un giorno qualsiasi… smisi di pensare al fine, allo scopo… guardavo mentre pioveva l’ombrello colorato di un bambino, Aveva un impermeabile giallo in simil plastica, un cappuccio in tinta che lo rendeva un piccolo Noè, un simpatico ed innocente patriarca biblico senza la minima austerità. Sorrideva e guardava dal basso il suo ombrello trasparente. Osservava illuminato l’acqua che scivolava sulla plastica colorata, ascoltava con immensa attenzione il tenero tambureggiare delle gocce di pioggia, e sorrideva ancora di più. Piccoli fiumi colorati nascevano sulla sua testa per poi sfociare come piccole cascate ai lati del suo impermeabile. Alcuni cadevano dritti, altri si rivolgevano ad oriente, altri ancora ad occidente, molti si diramavano in più parti: da un solo fiume cinque, dieci torrenti, alcuni rossi, altri bianchi, altri ancora verdi o azzurri… affluenti e defluenti del caso,  mossi dalla sola legge della pendenza e dalla agile mano di quella piccola divinità che giocava. Lo faceva roteare,  o pendere da un lato, per fa sì che un fiume azzurro si unisse con un affluente rosso, giocava con le gocce colorate sotto l’immenso caleidoscopio della sua fantasia. I fiumi si riunivano, i colori si confondevano. E mentre lui creava il mondo a monte del suo ombrello attorno a lui cappotti grigi, ombrelli neri, gente indaffarata, biliosi ingialliti dai da una quotidianità senza più misteri, visi ingrigiti dalle loro agende in cui leggono, come indovini senza magia, il loro immediato  e sterile futuro .Io lo guardavo, e intanto persi tre autobus: seduto sulla panchina della fermata iniziai ad osservare i miei fiumi che si diramavano sui vetri scuri e sulle lamiere arancione dei trasporti pubblici. Il tempo di guardarli scorrere e il bus partiva. “Meglio aspettare il prossimo”, dicevo tra me e me, “quello che sto facendo adesso è più importante”.

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YouTube - Águas de Março
    



LA TAC SENZA CORRENTE ELETTRICA

Parlare con gli amici  è sempre un piacere, ascoltare, esprimersi liberamente… soprattutto non sentirsi, come spesso accade – ed è un male – nella coppia, sempre sotto esame, sol timore di mostrar debolezze, le sconfittw… non si immagina quanto male fa il voler sembrare a tutti i costi virili, sempre all’altezza delle situazioni, sino ad apparire poi ridicoli, poco credibili. La virilità ha il suo posto ed è nell’intimità non certo nella vita sociale. Ma si sa, questo non è un mondo perfetto. E così mi trovo a parlare con una cara amica… come me, ostinatamente single. Ma lei inizia a cedere, mi parla di coppia, di convivenza… chissà vorrebbe azzardare il termine matrimonio, ma non lo fa… e parla d’amore, quello vero, unico…. Che spinge alla monogamia. Ah si, la monogamia, si si! ne ho sentito parlare… segui la strada di mattonicini gialli, con ai piedi le scarpette magiche e chissà… forse un giorno. Non ho mai escluso l’intervento del mistero nella vita, del sovrannaturale, e se verrà, sono pronto a godermi il miracolo ricevuto. Ma i miracoli difficilmente avvengono nella vita e anche se avvengono non si ripetono. La mia dose di monogamia l’ho data e ricevuta, non è servita, mi manca, e che non sia servita poco conta… è stata bella finché è durata. Ora, il mondo ci dice che siamo cresciuti… e il mondo dei grandi è tutt’altra cosa, per carità non cedo, ma sono stanco, davvero stanco. E così questa cara amica è ora convinta che il grande amore c’è - viva Dio fin qui siamo stati anche d’accordo - ma pian piano vedo che il suo punto di vista porge il destro a qualcosa di inquietante nella sua enunciazione, di rassegnato, arreso, di materiale e utilitaristico: “Questa è realtà, ed è in base a questa che bisogna vivere, quindi è in questa realtà che bisogna ottenere il più possibile nel miglior modo possibile” – mi dice in modo inaspettato. “Ma io non mi accontento sai? Ora arrivata ad una certa età so cosa voglio… E il mio uomo deve essere COME DICO IO! Si, come dico io… deve piacermi, bello per me, dobbiamo avere gli stessi interessi, fare lo stesso lavoro – perché no! La sua carriera deve esser già avviata, così non devo sacrificarmi troppo per affermare la mia, deve essere deciso, di sani principi… dolce, ma non mieloso, perchè quando ci vuole bisogna essere anche stronzi! (questa cosa non l’ho mai capita, eppure è un leitmotiv delle donne: dolce quando per loro è necessario esser dolci, decisi e un po’ stronzi quando loro credono sia il caso. Ora – resti fra noi – mica possiamo valutare caso per caso in modo matematicamente perfetto quando esser incazzati neri e quando comprensivi? Nell’intera economia e durata di un rapporto può succedere che ci girino storte e ci capita di essere gentili quando le donne non credono sia virile esserlo, e incazzati come caimani in circostanze che, sempre secondo loro, richiedono una maggior sensibilità? ma per favore!)” Dopo questa descrizione così accurata e decisa… io le ho detto: “Bella sta tomografia assiale computerizzata… il menu della tavola della tua vita già lo hai deciso, sai già cosa vuoi mangiare per il futuro… evviva le idee chiare. Ma in tutto questo hai omesso l’elemento fondamentale.”

“E quale?” risponde lei mentre fa mente locale riportando alla memoria la sua lista della spesa.

“Come quale? L’amore! stai qui a parlare d’amore per ore, mi descrivi anche l’uomo, che credi, ideale e non hai fatto minimo cenno all’amore. Questa descrizione è perfetta, per carità, ma non ti rendi conto che potrebbe valere anche per un coinquilino, un collega di lavoro, un vicino di casa? manca quel Quid – o come direbbero i latini quel Nescio quid, quel non so ché. Tu non hai descritto ciò che ami, o potresti amare – anche perché nessuno può – ma ciò che vorresti… e, core de casa, non sono esattamente la stessa cosa; anzi, per niente.  Senti, se non avessi parlato d’amore sarebbe stato perfetto… se avessi detto che ti volevi sistemare, per carità, nulla da eccepire, la tua descrizione era perfetta… ma l’amore! E no…! Non confondiamo la lana con la seta.”

 

 

 

Così è la Vita....

Sono un garantista! Lo sono per formazione, per indole… ma garantire ed essere comprensivi di questi tempi significa esser fessi, e non è del detto che sia del tutto falso, e se anche si è fessi? Un bel “e chi se ne frega” non ce lo vogliamo mettere?  Non è il garantista che è fesso, diciamolo una volta per tutte, è il garantito che se ne approfitta. Il garantito galleggia tronfio sulla comprensione, tanto sa che è perdonato comunque, il problema è suo mica di chi lo comprende? Crede di esser furbo, non sapendo che la furbizia non è quasi mai sinonimo di intelligenza, più che altro è un’animale arrabattarsi. Si arrabatta, escogita parole, azioni, si affatica per giustificarsi si rende la vita un inferno…perché deve farla sempre franca. E i poveri fessi, anime sacre e pie, come leggiamo nell’Edipo a Colono, fanno finta di non capire, in nome dell’amore della comprensione, fanno finta di accettare i castelli in aria del “presunto furbo”, solo perché gli vogliono bene… voler credere è ben altra cosa dal credere. Ma il furbo non è così sottile, non ha un’anima ben affilata, sa esser sottile solo per ciò che gli interessa, la sua animale voglia di ottenere qualcosa che lo mette in moto mai l’amore verso l’altro, il rispetto verso l’altro… piccolo animale, come un topo, una iena, questi animali non hanno risorse, non sono forti, neanche belli… allora si devono arrangiare. Ma chi se ne frega… io resto garantista, voglio capire, se non capisco non sto bene neanche fisicamente, cosa importa a me se un topo crede di essere migliore di me, è sempre un topo!    

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YouTube - Così è la Vita - La moglie di Giovanni:Un Puttanone
  

FACCIO CIO' CHE VOGLIO! E SE VOGLIO....

Faccio ciò che voglio! Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase… quante volte l’abbiam detta! Fin quando è pronunciata da adolescenti, pieni come spugne di ormoni e voglia di affermare un’ identità, si è anche disposti a concepirla, perlopiù come richiesta di aiuto malposta, espressa in modo provocatorio, come desiderio  di ricevere una guida, anche autorevole e severa perché no, perché abbiamo dimenticato che la teoria del dottor Spock – non quello vero di Star Trek, ma l’altro, l’educatore mal interpretato -  è stata un toccasana più per il consumismo che per la reale formazione dei ragazzi – infelice sorte di molti ideali sessantottini, o quasi. Ma quando questa frase ci viene detta da adolescenti attempati, cavie di una società che fa credere che la libertà risieda nella strafottenza, nell’utile e nel benessere a tutti i costi, animaletti ormai troppo infettati per esser salvati… beh in questo caso un po’ i coglioni mi girano. Anime tormentate come quattordicenni rifiutati dal loro primo grande amore, esseri che si stringono il petto e si ritengono sempre vittime di sorti avverse… ma, che, appena scorgono uno spiraglio effimero di felicità dimenticano tutto e tutti, non guardano più in faccia a nessuno, e, come affamati atavici, aprono la bocca sotto il fiele di questa passeggera serenità bestemmiando verso chi, nel dolore, gli è stato accanto. Anzi, fanno di più, chi è stato loro vicino viene associato irrimediabilmente al loro momento no. Al solo ricordarlo nel loro stomaco entra una lama di malessere, un disgusto per tutto ciò che ricorda un passato infelice, e quindi, anche chi… è stato loro accanto. Far pulizia assoluta – sterminio di massa di ciò che non ci piace -,  e chi se ne frega se insieme all’acqua sporca si butta via anche il bambino! Anche l’amore per loro è solo utile, non se serve se non a soddisfare le loro esigenze, deve esser come loro “lo vogliono”, come loro lo pretendono, altrimenti… non vale la pena “conceder nulla”.  Ecco perché io trovo mefitica un’altra frase che spesso ti viene appioppata nei momenti di sconforto: “quando troverai la persona giusta”… Dio buono mi scende il latte alle ginocchia! Chi o cosa crediamo di essere per avere l’abnorme presunzione di credere che esista al mondo una persona giusta…per la serie: e gli altri cinque miliardi novecentonovantanove milioni e novecentonovantamilanovecentonvantanove e rotti individui non contano nulla? Solo una o un eletta/o in questo mare magnum di esseri inutili? Cosa sono le persone? scarpe da provare finché non trovi quella che ti calza a pennello? Sentimento da calzaturificio! con tutto il rispetto per i calzaturifici. Eppure questa di frase , in apparenza condivisa ed innocente, non prendiamo minimamente in considerazione i suoi aspetti negativi. La presunzione della soggettività, l’ormai radicata convinzione che siamo così speciali ed unici che solo un essere può darci ciò che vogliamo – e sottolineo “vogliamo”, pretendiamo – e che questo stesso individuo – cosa terribile solo a considerarla – sia venuto al mondo solo ed esclusivamente per noi, e non perché ha una sua vita e un suo ruolo, ma per noi… per me, e per ognuna delle persone che mi ripete in continuazione: QUANDO TROVERAI LA PERSONA GIUSTA!

Ora torniamo alla frase: IO FACCIO QUEL CHE VOGLIO! Spesso ti viene sbattuta in faccia con intenti provocatori, in fondo chi la pronunzia vuole esser trattato in modo poco ortodosso, vuole saggiare la tua reazione... farti incazzare insomma. Ciò è tanto vero che spesso questa fastidiosa preposizione è sempre accompagnata da una secondaria ancora più irritante, per esempio a me è stato detto: OH… IO FACCIO SEMPRE CIO’ CHE VOGLIO… E SE VOGLIO DO’ VIA ANCHE IL CULO! Ecco, piccolo e libero fiore di campo, tanto libero fino a farti cader letame addosso… hai detto bene: “do via”, non sai quanto rivelino queste due parole. Non ci crederai ma non immagini quanto questa parte del corpo sia simile, in questo caso, all’anima. Dar via il culo non è diverso dal vender l’anima: in entrambi i casi vendersi sembra appetitoso e conveniente, ma col tempo si rivelano una fregatura, che in fondo hai dato via ricchezze immense per pochi spiccioli, per niente, vender dignità e coscienza in nome della libertà più povera ed egoistica, che triste baratto! E bada, tutto ciò è vero sia a livello metaforico che materiale. “Ma come?” – mi fu risposto – “voi uomini insistete così tanto? Questa cosa la cercate, la desiderate, la pubblicizzate tanto! Tanto la volete che spesso ci provate anche senza chiedere…così all’improvviso!” Al ché non potevo far altro che sorridere offeso: “Voi uomini a chi?” – dico io – “Mai pubblicizzato o cercato in qualsiasi modo la sodomia, figuriamoci se all’improvviso vado all’arrembaggio prendendo “il nemico alle spalle” – perché in questo caso l’altro non è altro che un nemico, una, qualcosa da assoggettare, dominare. Ma si può sapere che razza di bestie hai frequentato? Conosco gorilla del Borneo di gran lunga più signori, dei veri e propri galantuomini rispetto a questi soggetti. E poi, cara la mia piccola cometa che vola in un cielo di sterco, io passo tutta la mia vita per non farmelo mettere in quel posto, figurati se tra le lenzuola ho voglia di fare a qualcun altro quello che non vorrei fosse fatto a me!

VIENE DI NOTTE

Parlo, parlo, parlo… parlo tanto, scrivo troppo e male… ma a stento accenno, mai confesso, tantomeno rivelo. Vorrei parlare di ciò che mi fa soffrire, delle umiliazioni avute, di quelle cercate, delle parole che mi sono state dette, quelle belle si fa fatica a trattenerle, quelle terribili le vorresti strappare a morsi ma si sono piantate alla radice dell’anima e mai le dimenticherai. E   silenzi? vuoti segnali che gridano senza tregua la più terribile delle indifferenze nei tuoi confronti. A tratti giullare, per impercettibili istanti eroe, ma per sempre patetico: sei un patetico! Ti diverti con poco eh? Con gli avanzi putridi della mia indifferenza. La mia sofferenza viene sempre di notte, prima di addormentarmi, è una preghiera, un sogno, una speranza. Mi viaggia nei pensieri insieme a ricordi tanto nitidi quanto affilati. Smetti di vivere nel passato, abiti in una casa morta! Il cane si morde la coda. Vai avanti, avanti… avanti! Queste parole mi venivano ripetute da chi giocava sempre la stessa partita a scacchi, cambiando però, di tanto in tanto, i pezzi per dare una parvenza di novità alla monotonia. La mia sofferenza viene di notte, dopo aver riso o aver pianto, dopo aver fatto l’amore, ma resta una preghiera, un sogno, una speranza… ormai è un’abitudine, un Rosario continuamente sgranato, consumato con fede meccanica ma sincera. Che io sia ancora una notte nei suoi sogni, per un istante nei suoi pensieri. Che per un attimo, un misero frammento di tempo, questa preghiera, questa speranza, questo sogno infranga la sua indifferenza sempre vigile, sempre in crudele allerta durante il giorno e vada a prendere dimora nel suo cuore – cosa chiedo in fondo?-, solo per una notte e una notte ancora. Mi addormento sorridendo alla speranza e vado avanti, mi sveglierò e continuerò ad andare avanti, aspettando però la mia sofferenza che viene sempre di notte quando mi addormento, dopo aver riso o pianto o… dopo aver fatto l’amore.    

Citazione

YouTube - Ivano Fossati - La costruzione di un amore
   


I LUOGHI DELL'EQUIVOCO

Ah Kairouan! Una della più belle città della Tunisia, Città Santa… la sua Moschea enorme, con un minareto che al tramonto sembra edificato dalla sabbia, l’ infinito colonnato con capitelli romani di ogni tipo. Poi c’è la Moschea detta del Barbiere, altro capolavoro,  chiamata così perché si narra vi sia seppellito Sidi Sahbi, un compagno del Profeta che teneva sempre con sé tre peli della sua barba. Beh, di Moschee in quella città ce sono un bel pò, ma è camminando per le strade, per i vicoli che si addossano alle sue porte che si respira qualcosa di familiare e perduto.  In questi posti bisogna camminar lentamente, non solo per vedere, osservare, ma per sentire, odorare. Tra le porte turchesi di quelle case, di quelle botteghe si spandono odori acuti, pungenti, come quello dei grani pepe e del peperoncino, profumi di piatti frugali, cucinati in fretta, come il pasto del lavoratore, altri speziati, come lo zafferano… e tutti insieme formano, quando soffia il vento, accesi arcobaleni di materia, odori che ti entrano nelle narici pizzicandoti il naso, che ti fanno lacrimare gli occhi… personalmente tutto questo non mi stuzzica l’appetito, bensì i sensi in generale. La gente sorride, i bambini corrono, e tutto è si frenetico… ma da assaporare. Se cammini per quelle strade con un ritmo troppo veloce rischi di inquietarti, di provare un frenetico disgusto per quegli odori così potenti da diventar quasi sapori, sapori inaspettati che cominci a rifiutare perché il tuo palato non li ha di certo invitati.  Mi fermo davanti ad una pasticceria, mi viene offerto un makroud, una specie di strudel fritto al momento con miele, pasta di mandorle, datteri e chi più ne ha più ne metta… non riesco a capire perché è così piccolo, poco più di un biscotto… ma assaggiandolo un’idea me la faccio: il primo morso è graffiante per via del fritto, ma, in seguito, caldo e vellutato, pieno, dolcissimo… il secondo morso ti fa schizzare il colesterolo a livelli non misurabili, il terzo è una tortura… per fortuna finisce lì. Tutti gli avventori quando sanno che sono italiano mi chiedono se arrivo da - o vado a - Djerba, io non capisco, non so nemmeno dove si trovi… chiedo gentilmente ad un poliziotto del posto che, per fortuna, parla un francese lento e – per me - comprensibile, il quale mi dice che Djerba è una bellissima località turistica della costa sud con tanti villaggi, frequentata perlopiù da italiani. Beh, saggiata la mia incolmabile ignoranza decido ad andare in un bel bagno turco! Ah, io amo i bagni turchi, me ne viene indicato uno proprio nelle immediate vicinanze e mi appropinquo. Il proprietario paffuto e sorridente, per qualche dinaro, mi porge una  asciugamano enorme linda e soffice - meglio non star lì a pensare se il candore è direttamente proporzionale all’igiene - dicendomi di riporre i miei vestiti in un armadietto del quale solo io avrò la chiave. Io lo guardo e dico che non ho tasche naturali e non so dove metterla quella chiave, e che – soprattutto – non accetto arditi suggerimenti in proposito, ma lui, sempre sorridente, me la offre inanellata in un laccio di cuoio chiuso che potrò, semplicemente, portare la collo. Entro, sono praticamente solo… solo altre due persone. Trovo un bel cantuccio comodo sapendo che dovrò stare sereno e tranquillo per i primi dieci minuti un quarto d’ora. Si, calmo… mentre il vapore sale. Proverò inizialmente un grande calore che mi farà gelare la schiena, ma dovrò aspettare… il caldo sembrerà bruciare l’aria e avrò la sensazione di non respirare, di dovermi affaticare per far entrare l’aria nei polmoni; ed è proprio in quel momento che dovrò esser sereno, non cercare di affannarmi, essere consapevole che è solo il mio corpo che si sta abituando, abbandonarmi all’ambiente, all’acqua che scroscia piano, al calore che mi rilassa i muscoli, la mente, che mi addormenta i pensieri, a quell’ambiente che, miracolosamente, rallenta tutto. C’è qualcosa di oppiaceo in tutto questo. Ora sono rilassato: stringo al collo la chiave per fare un’ultima verifica e decido di lasciarmi andare. Voglio aderire alla roccia ammorbidita dal caldo, accarezzare le pietre vaporose e umide. Si, quasi quasi mi appennico! C’è da dire che i bagni turchi non godono di buona fama… in fondo è comprensibile, questi posti in questi paesi sono gli unici luoghi sicuri in cui determinati gusti sessuali sfuggono alla legge, dove gli omosessuali non rischiamo qualche annata di galera, un po’ come negli anni 50’ 3 60’ erano da noi i cinema diurni e i bagni pubblici delle stazioni. Quindi non è difficile assistere  ad incontri furtivi, confidenze ardite tra uomini, basta non farci caso. Ma ad un tratto, proprio quando io ero al massimo di un rilassante ludibrio, mi si avvicina uno degli altri due ospiti: occidentale, un po’ attempato, ma dal viso simpatico, che in francese gentilmente mi chiede se per me rappresenta un fastidio se lui e il suo amico si concedono non casti, ma sempre rispettosi, gesti di affetto. Io rispondo che non è un problema, a due condizioni però: che si resti nel rispetto dell’altro e che io non faccia parte delle loro fantasie, e, infine, faccio notare loro che l’ambiente è abbastanza grande, se vogliono possono anche trovare un posto più appartato e libero da sguardi indiscreti. La persona mi ringrazia e capisce dal mio pessimo francese che sono italiano… e mi chiede in italiano: “Lei è italiano? Quindi viene da Djerba?” Azzo! pure lei ci si mette ora?” –rispondo io ormai infastidito sempre dalla stessa domanda- “No, non vengo e non vado a Djerba, anzi fino a mezz’ora fa non sapevo neanche che esistesse Djerba. E poi… perché da italiano dovrei andare a Djerba… in un posto bello quanto vuole ma così vicino all’Italia che se lancio un sasso a mare spacco il lunotto dell’auto di un abitante di Lampedusa!”  “Sa che è un tipo simpatico? Sicuro di non essere gay?” “No, non lo sono! lei parla un buon italiano”. “Eh già, in fondo siamo quasi conterranei” – mi fa lui – “sa,    io sono Corso.” Io obnubilato non afferro subito e dico: “corso da dove?”… “No, no – sorride lui – Corso nel senso che sono della Corsica”. Io capisco al volo di aver fatto una grande figura di merda e la butto sull’ironico, appellandomi all’intramontabile Totò: “Perché… la Corsica l’hanno evacuata? È stata sfollata?” Il simpatico signore capisce che cerco di sdrammatizzare per coprire la cazzata che ho detto e sorride. Mi ringrazia ancora per aver mostrato nei confronti suoi e del compagno rispetto e tolleranza… ma prima di andarsene mi chiede ancora: “Sicuro di non essere gay?”  “Guardi, sicuro al 100%! Pensi che faccio parte della A.T.I.M.A.B.S.” … “Che sarebbe?” - chiede lui sorridendo -  “ASSOCIAZIONE TOGLIAMO IL MICROFONO A BARBARA STRAISAND!” Al ché lui scoppia in una grossa risata e aggiunge: “E Céline Dion, le piace?” “Per niente” – aggiungo io – “pensi che è in cima alla mia agenda alla voce cose da fare: strappare le corde vocali a Céline Dion!”.  Sorridendo si allontana dicendomi: “è stato un piacere conoscerla, e quando si addormenta stia attento alla chiave del suo armadietto!”. “Il piacere è tutto mio – aggiungo io – e piuttosto stia lei attento da sveglio… alla sua SERRATURA.

 

 

Citazione

YouTube - Gigi Proietti - Ndo Stà Toto - Parte 1
  

GIOVEDI'

 

-Ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Ti ho dato dello stronzo!

Era un giovedì! Dove andrai di bello questa volta?

-         Pacifico, un po’ su e giù da quelle parti. Non cambiare discorso, ci conosciamo da qualche anno ormai, io vado e vengo… e il primo che cerco sei tu. Nonostante mi convinca sempre di più che quel giovedì avevo ragione da vendere.

Non sei la sola, cambia solo il giorno della settimana .A quante baleniere avete rotto i coglioni ultimamente?

-         Sempre meno, si sono fatti furbi quelli… quasi quanto te. Da quando in qua ti interessi di ambiente? Da quando in qua ti interessi a qualcosa?

Mi interesso a te non all’ambiente… sai che litighiamo sempre quando ti dico quel che penso…

-         No, no… dillo! ripetilo ancora una volta, almeno me ne vado sentendo meno la tua mancanza. Dillo dai… dillo che difendere l’ambiente è solo una facciata, che in realtà combattiamo per la sopravvivenza della specie… che tanto, dopo che ci siamo estinti tutto si risolve, che il mondo starà meglio senza di noi. Ripeti ancora quella solfa irritante: che l’uomo senza la natura non può vivere, ma la natura senza l’uomo fa un terno al lotto! E non fumare che mi fa girare le palle.

E tu rivestiti, se no non ti faccio partire… Beh hai detto tutto tu, posso solo sottoscrivere. Non so il mondo o la natura, ma un po’ le palle mi girerebbero se al mondo non ci fossi tu.

- Cadi sempre in piedi… fammi fare un tiro.

Neanche a parlarne… se resti per un po’ qui e non parti forse ti compro un pacchetto da dieci.

-         Vieni tu con me così ti togli questo vizio maledetto.

Lo sai ci abbiamo già provato… non funziona. Invece se resti tu posso organizzati delle azioni di disobbedienza condominiale. Prendiamo una tartaruga ed io te la faccio trovare ogni mattina col carapace all’ingiù accanto a quel ficus a cui non darò mai l’acqua. Così tu ti incazzi, ma, con sprezzo del pericolo, annaffi la pianta, rimetti in piedi l’animale salvando così ogni mattina l’ecosistema del pianerottolo.

-         Sei sempre più stronzo…

E oggi è giovedì! Ritornerai?

- Non lo so, come sempre… è così e solo così che funziona tra noi. E tu ci sarai?

Non lo so, come sempre…. com’è lacerante e semplice l’amore, eh? Vieni qui…

Ludovico Einaudi Andare e Ritornare
  




 




ANIMA CRUDA!

Mi si denunci per turbativa d’animi: dica pure che io ho in antipatia le coscienze, le anime, tutto ciò che nobilita lo spirituale rispetto al carnale, poco mi interessa.

-         è così?

Non lo so e non mi interessa saperlo, almeno per ora. Non ho gli strumenti e le capacità per poter smontare pezzo a pezzo e analizzare la genealogia dell’umano, dovrei arrivare a smontare pezzo a pezzo me stesso e la mia soggettività, e il mio istinto di sopravvivenza me lo vieterebbe, facendomi impazzire, o peggio, inducendomi all’autodistruzione.

-         Sembra che faccia della coscienza e dell’anima un nemico.

Ma si figuri… inizio a pensare che sia puramente autocelabrativa la visione che noi uomini abbiamo delle nostre anime. Quest’anima come frammento di luce, scintilla divina, direbbe Maestro Eckhart, in un mondo imperfetto, o perlopiù – oggi voglio esser agostinianamente buono -, de Illo. Crediamo che la voce della coscienza ci indichi la strada come un pedante grillo parlante, quando la coscienza – forse - urla di tutto, giusto, sbagliato…bene e… male.  Non è forse il nostro animo che ci consiglia le cose più invereconde quando siamo presi dall’odio e dal rancore? Non è forse la nostra coscienza che attinge ad un abisso di pensieri di tutti i tipi quando siamo presi dalla rabbia? O vuole dire, come tutti gli ipocriti, che lei non ha mai odiato, non ha mai provato la rabbia più profonda verso chi le ha fatto del male o verso ciò che trova personalmente ingiusto e insopportabile?

-         Vorrei dirlo, ma in tutta onestà non posso.

Ecco siamo tra noi, due esseri terribili, come tutti, che, onestamente, ammettono il peggio dei loro pensieri. Ora questa discussione dovrebbe restare tra noi come una vergogna, come una discinta, malata e abominevole nudità da coprire con tutte le forze, forze che ci affaticano per giustificare, negare, forze che ci liberano convicendoci che è stato un momento, un istante di smarrimento durante il cammino verso il meglio di noi. E intanto occludiamo un serbatoio di energia impressionante, atavico, originario, spendendo oltretutto quelle forze, che chiamiamo sane, per tappare questo pozzo di inverecondo di “cattivi” pensieri. Intanto –però-, a pensarci bene, entrambe queste energie che, per pura, morale, autodifesa, combattono tra loro provengono dalla stessa coscienza, dalla stessa anima. Ed è proprio questo, questo che noi neghiamo: la semplice, per alcuni terrificante, consapevolezza che il peggio e il meglio di noi – se proprio vogliamo chiamarli così per semplificare – abitino indistintamente nella stessa dimora: la nostra anima! Se solo capissimo per un solo istante quanto quelli che chiamiamo amore e odio siano apparentati, intimi e uniti, li vomiteremmo entrambi schifati. Non reggeremmo alla scoperta.

-         Inizio a spaventarmi di me stesso. È quasi come avere la sensazione di non sapere chi sono, cosa sono, se… sono!

E questo è un bene o un male?

- Né l’uno né l’altro! Ed è proprio questo che mi terrifica. Un gelo, una vertigine che non mi permette più di nominare nulla, i nomi delle cose perdono senso. È  come se tutto ciò che ritengo bene o male precipiti nello stesso abisso senza fondo e che questo abisso sono io, la mia anima, la mia coscienza. Questo mi rende allo stesso tempo fratello e simile al più puro dei santi e al più crudele degli uomini. Sapere che indistintamente in me c’è il martire e il carnefice, il santo e l’assassino, il bene e il male, mette in discussione ogni sforzo per definire la mia identità.

Già, sconcerta ogni volta… e ogni volta cerchiamo di scappare da questo abisso. Diciamo per difenderci dai nostri stessi pensieri, lasciati allo stato brado fin troppo: “No, ma io non sono questo, non sono quello, io non sono tutto questo, io sono solo la parte migliore e non questo vortice di paradiso e inferno che mi urla indistintamente dentro … io sono, io sono!” Meglio plasmare un’identità coi pezzi più pregiati anziché percorrere il terrore di noi stessi. Nessuno vuole passare quaranta giorni nel deserto.

-         Vangelo di Luca Capitolo IV versetti 1 – 13.

Bravo, episodio molto più complesso e carico di significati di quel che si pensa. Veramente crede che le tentazioni di Gesù si siano limitate a qualche succulenta offerta del principe del mondo? Ah.. non credo, non credo proprio. Abbandoniamo la storia, rendiamola metafora, entriamoci dentro. Quaranta giorni e quaranta notti in un deserto, solo con se stesso, immerso nel nulla, nel terrore dei propri pensieri, preso a scandagliare ogni minimo anfratto della propria umanità, a sondare ogni pensiero che gli percorreva la mente, il cuore. Il figlio di Dio che percorre la propria umanità fino all’osso, e non credo siano state rose e fiori. Prove generali dell’orto degli ulivi? Forse, anche… chi lo sa. Tentato davvero dalle ricchezze del mondo? Troppo facile per il Figlio di Dio che conosce la beatitudine, troppo facile dire di no quando si conosce la straordinarietà controparte. Io, personalmente, avrei ceduto nel primo quarto d’ora – proprio perché mi ci sarei messo di  impegno -, ma lui… è sceso nell’abisso di se stesso, solo lì poteva trovare il vero terrore dell’essere umano, come i nostri animi siano capaci di pensare le cose più indicibili, progettare le azioni più crudeli ed efferate. Pensieri che percorrono tutti, anche gli insospettabili si fidi. E se in quei quaranta giorni Cristo avesse visto tutto il bene e il male della storia dell’uomo? Tutte le guerre, i genocidi, ogni singola azione di ogni singolo uomo che ha abitato la terra e la abiterà? Se avesse vissuto la vita di ogni singolo essere della storia dell’uomo? Per la serie: guarda chi stai salvando! Guarda quanto male ha fatto, sta facendo e farà! Guarda di cosa è capace, ascolta ogni suo più segreto pensiero. Ascolta e guarda ognuno degli uomini per cui salirai sulla croce, uomini di ogni tempo, delle ere presenti e future, tutti… nessuno escluso. Ora che hai ascoltato, hai visto, vuoi davvero amarli a tal punto da morire per loro? Altro che far vedere tutte le ricchezze del mondo… QUESTA SI CHE E’ UNA SIGNORA TENTAZIONE. Ancora mi domando chi gli ha fatto dire si.

-         Percorre il deserto e sperare di uscirne indenni?

Non credo si possa uscire indenni da qualcosa del genere… anche se sei il figlio del Boss!

 


IL BAU SAMARITANO!

Io amo stare un po’ da solo ogni tanto, mi piace molto... a tal guisa sono stato spesso accusato dalle persone che ho frequentato; anche chi ha vissuto praticamente gomito a gomito con me si lamentava del fatto che ogni tanto preferivo stare un po’ per i fatti miei. Lamentele inutili, in fondo non tradivo, né  frequentavo bordelli, tantomeno  scommettevo o giocavo ai cavalli… nobili occupazioni intendiamoci, ma troppo dispendiose e faticose per un ozioso come me. Poi, casomai – ed è capitato –, queste stesse persone si sono ritrovate con altri maschietti che sparivano per molto più tempo, occupando il succitato tempo con passatempi di certo più perniciosi e adulterini senza lamentarsi, anzi! Ma si sa… gusti sono gusti, no?

Ma tornando ai miei momenti di solitario relax oggi mi sono trovato un posto carino dove pensare, una bella veduta. Un grazioso belvedere tra gli alberi da cui si vedeva il mare… E chi stava meglio di me?!! Ad un certo punto inizia a girarmi intorno un cane… un bel cane randagio, un meticcio dalla faccia simpatica e buona. Io stavo per i fatti miei e lui per i fatti suoi, gira che ti rigira il cagnone annusa la radice di un albero, alza la zampa e piscia un po’ qui e un po’ là per segnare il territorio, e bello tronfio e soddisfatto, si viene a sedere, scodinzolando, vicino a me, proprio accanto, stendendo il suo culone e le zampe posteriori sull’erba, tenendo, invece, quelle anteriori belle dritte e tese. Sembrava una sfinge senza misteri, solo piena di bonaria e affettuosa simpatia.. Io mi giro a guardarlo, mentre lui fissa il mare. Restiamo in silenzio per un po’  osservando insieme il panorama…  ogni  tanto lui si gira, mostra i suoi occhioni enormi, scodinzola e ritorna a guardare il paesaggio. In fondo fa sempre piacere quando un animale ti trova simpatico, vuol dire che proprio una bestia non sei! Sono soddisfazioni!  Continuo ad osservarlo e, devo ammettere, che il mio nuovo amico proprio pulito non era; quindi ad un certo punto gli dico: Scusa ma hai qualcosa che ti cammina sulla chiappa destra! E lui come per magia… zaacc! Inizia a mordersi il fianco destro per stanare il parassita. Io sorrido e aggiungo: “guarda tu il ministro Brunetta dove va a ficcarsi … eh? Il cane mi guarda e scodinzola sempre più forte tenendo lo sguardo fisso su di me. Ma la mia follia non si ferma qui! No … inizio a parlargli ragionandoci, anche perché la battuta su Brunetta l’aveva capita: “Tu sei un fesso” – gli dico – “ e sai perché sei un fesso? Perché sei un cane… ti rendi conto che quello che hai fatto tu nessun essere umano lo farebbe mai? a meno ché non sia un povero pazzo, un folle! Immagina se io facessi quello che fai tu… vedo una persona triste, o pensierosa, che non conosco, un estraneo, uno sconosciuto… e mi ci siedo vicino per tenerle compagnia. Mi siedo accanto a lei semplicemente  per farle sentire che non è sola. In questo mondo di gente per bene sarebbe qualcosa di sospetto, in questo mondo di esseri senzienti, con un intelletto superiore e dalla specchiata moralità, se mi comportassi come te tutti comincerebbero a pensare che sono pazzo – così come chi mi vede in questo momento parlare con te. Tu sei un fesso, perchè sei buono, ti affezioni senza chiedere nulla, addirittura ti faresti ammazzare per proteggere un padrone che, casomai, sarebbe capace di lasciarti in autostrada perché deve andare in crociera. Si… sei un fesso! Bello, buono,simpatico e fedele… e per questo fesso! Lo sai che la maggior parte della gente si stanca di esseri amorevoli come te? Troppo buono e non va bene… sai a chi somigli? Al “Buon Samaritano” della parabola evangelica: un povero Cristo denigrato e offeso che si rivela il più altruista ed amorevole di tutti. Lecchi le ferite senza risparmiarti mai… e in cambio cosa chiedi? Niente! Tu caro amico mio sei proprio un IDIOTA!... per questo mi piaci.” Ah me lo sarei portato a casa… giuro! e lui l’aveva capito… infatti mi seguiva scodinzolando… e mi si stringeva il cuore sapendo che non era possibile… lo guardo e dico: “Perdonami mio BAU SAMARITANO… ma non posso tenerti con me, non ho un giardino – che per inciso è lo stesso motivo per cui non ho una moglie, ma puoi star certo che sei in cima alla lista. Ma niente… mi guardava con i suoi occhioni enormi e continuava a seguirmi, pisciando sempre un po’ qui e un po’ là per far simpatia, non aveva una vescica ma una cisterna bucata! Allora ci ho pensato un po’ su… mi sono ricordato che la mia vicina di casa in campagna cercava un cane da guardia, l’ho fatto salire in macchina e l’ho portato da lei. In tutto questo l’unica nota negativa è consistita nel fatto che ho dovuto far disinfettare gli interni della mia vecchia carriola… perché il ministro Brunetta aveva pensato bene di traslocare sul sedile posteriore.


TENTAZIONE

Cosa sei se non sublime inquietudine? Oblio senza ritorno. Pelle di porcellana,  fredda del suo  terribile fuoco, specchio di luce e carne dove riflettersi significa accecare l’anima. Labbra porpora come il sangue; nulla se non il demonio ti ha graffiato la bocca per donarti tutto questo. Sorrido mentre attraverso il tuo collo in una foresta di capelli innumerevole e fiammeggiante, e mi allontano; e tu, animale infinito, mordi le tue labbra rabbiosa, graffiando stizzita le mie braccia. Tu non vuoi tutto, di più, solo la mia anima. Vuoi che mi perda… conosci ogni angolo del tuo corpo, sai come muoverlo, vuoi che lo guardi, ed io, invece, fisso i tuoi occhi continuando a sorridere. La tua rabbia sale, fai tremare le labbra, ma sai, sai bene che cederò senza mai arrendermi, perché è questo che vuoi, è questo che ti piace. I tuoi occhi narrano di uomini consumati dal desiderio di te, di sacerdoti di ogni credo che hanno strappato le  loro vesti  per indossare, anche per un solo istante, un tuo terribile sguardo. No, tu non giochi luminosa tenebra, vuoi che impazzisca di rancore, di gelosia… vuoi che la mia rabbia arrivi ad afferrarti i capelli per poi bruciarmi  la bocca mordendo le tue labbra. Allora, solo allora sorriderai… sorriderai come una conquistatrice che fa della resa la sua arma più letale.  Chi conosce il desiderio più devastante?  Chi ha mai oltrepassato il limite della carne, dell’amore, chi ha conosciuto la più attraente delle dannazioni? Oltre quel limite non c’è più passione, né desiderio…. nulla di tutto questo. Il desiderio puro non lascia speranze all’amore, non promette tempi felici, né fa sognare. Non fa piangere né sorridere, vuole tutto e subito. Chi ha giustificato un amore in nome di una, presunta, grande passione, non ha conosciuto questo desiderio che insegna portando tutto con sé, ingoiando la speranza, lasciando nuda l’anima, vuoti i sogni. Nulla regge in confronto a tale tentazione: chi parla di passione e non ha conosciuto questo ha solo esercitato nervi, membra e sensi per stillare sudore.

Perdizione… sete senza misura in un deserto di ghiaccio!

E tu sei sempre lì, mi giri attorno come una tigre, i tuoi fianchi mi tormentano fino al piacere… vibri in attesa della più deliziosa delle vittorie. Mi avvicino guardandoti sempre negli occhi, e come un mite e volontario olocausto liberi il tuo collo dai capelli. Ma io non ti afferro e tu aspetti sfiorandomi la bocca con le mani. E senza alcun atto di forza percorro il bianco perfetto della tua pelle fino a farti rabbrividire, tu non capisci, mentre continuo senza fermarmi, a tratti sgrani gli occhi e chiudi le palpebre tremanti. Mi afferri il viso ma io non cedo, stringi più forte, fino a farmi male. Sfioro il tuo seno e il tuo piacere sale insieme alla tua rabbia. Mi graffi il petto e il viso con gli occhi chiusi Ti aggrappi a me inveendo con i tuoi denti sul mio collo. Ecco stupenda creatura! Questo forse volevi… sono stato io ad arrendermi. Qui tutto comincia… qui tutto finisce!