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日志


BUONANOTTE

Non ho più pesi sul cuore, né rimorsi, ma mi è rimasto petalo bianco tra le mani. Te lo intreccio tra i capelli in un sogno, un bacio sulla fronte e la tua bocca mi sorride sul collo mentre chiudi gli occhi. Manchi anche alla sabbia delle spiagge dove ci sono solo le mie orme, manchi al volo dei gabbiani, a questo giovane inverno che aspetta addormentalo l’aprile.  Mancano i tuoi capelli a questo vento che accarezza il vuoto. La perfezione non è del mondo ma la sua promessa gli appartiene come una ferita di luce, un taglio di costellazioni nella notte più fredda. Tu orizzonte dalle guance rosse dal freddo aggrappata alla mia spalla, mio petalo bianco infiammi ancora la mia vita coi tuoi occhi. Nei sogni mi chiedi se sono felice e vuoi che ancora ti accarezzi i capelli mentre aspetti un sorriso come risposta. Hai un anello semplice al dito e lo sento mentre tieni la mia mano, ti guardo e tu guardi me mentre ti sfioro le labbra con le dita, la tua bocca le cerca e chiudi gli occhi per sentirle. Sei tra le mie braccia, accudita dal silenzio… tutto intorno cambia: ora in riva al mare, e un istante dopo in quel giardino di aranci, poi nella nostra casa prima di addormentarci. Ma tu sei sempre tra le mie braccia e... lentamente ti addormenti. Un’ultima carezza che ti toglie una ciocca di capelli dal viso, un ultimo sorriso e serena chiudi gli occhi. Buonanotte, anche se il tuo sonno è il mio risveglio, ma mi resta un petalo bianco tra le mani.

 

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IMPROVVISAZIONE

Danzano i miei occhi, tersi come un mattino, e profondi si fermano sulla punta delle cose. Una casa, una finestra illuminata e tendine mosse dal vento. Sono in bilico al confine degli sguardi e un vortice di foglie mi insegna a cedere al vento. Mano nella mano due amanti si riparano sotto un bacio… alla luce di un sorriso. La vita è sdrucciola e noi vogliamo passi decisi e tronchi, imperativi piantiamo nel deserto mentre sbocciano agli angoli dimenticati e mai visitati sempreverdi interrogativi. Labirinti di parentesi su fogli bianchi, incisi, note a margine e dittatura dell’ottavo. Mi inebrio di toni dada mentre la logica vuol rigore: Pianta scura e selvaggia, edera impera nel muschio abbandonato sul marciapiede… è tenace e forte.. oltre i passi, più  delle auto pesanti. Il bastone del vecchio è metronomo sotto la sua coppola, e il suo tamburar nel briccio segna il passo all’universo. È lui il tempo, il suo zoppicare, arrancare infermo e allegro di ultima vita. Gli amanti rubano tempo alla noia e fanno all’amore con le mani, fremono sino al dolore ma non si possono avere, lì nella strada si abbandonano e soffrono di piacere. Cadono l’uno nell’altra come impazziti e si mordon le guance. Tagliano il tempo del bastone universale di traverso e lo strusciar nell’imbrecciato si fa inguaribile graffio alleviato solo dall’acqua delle bocche. Si sostengono cedendo, si abbandonano nell’abbraccio soffocato. Non vogliono il tempo e il vecchio incosciente è un demone che annuncia per loro l’oscurità del giorno mentre desiderano solo la luce sottile della notte ormai in aurora. Accecati cercano il buio nell’ombra di un portone e l’umido delle pareti si fa volta stellata, ma l’adagio del mattino è inesorabile. Un bacio e un altro ancora da rubare alla crudeltà, si dividono, ma ancora si cercano, una briciola di notte gli è rimasta sulle labbra e se ne vogliono sfamare. Famelici si stringono a voler esser uno ma tutto intorno gli è nemico. Si separano… il vecchio alza il cappello e mi saluta sorridendo.

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Matinée

Acciaio e strade ferrate, lamiere brinate di mattino. Non fa freddo sotto il mio cappello e la notte mi toglie il sonno e le foglie rosse macchiano la mia fantasia. Notte d’Arabia, un minareto azzurro questo cielo senza tempo, il vento è Sherazade che mi sussurra le sue storie coi suoi cento veli e la sua bocca rossa e crespa. Non trema, è sicura nella sua ultima notte, sorride e mi eccita la sua voce argentina. La strada è un mosaico di pietre lucide e grigie che presto diventeranno azzurre. Pini marittimi mai pallidi all’ombra di mura millenarie. Respiro e il gelo mi sveglia il cuore, un posacenere blu e il vermiglio di una sigaretta accesa come la brace delle caldarroste, un caffè bruno e sorridente mi profuma la libertà. Il marmo di San Giovanni è bianco e rosa, maestoso e discreto come la pelle di chi ho amato. La statua di Costantino è prigioniera e tra i mattoni edera e muschio. Volte e vicoli e una fisarmonica rossa appesa a un mendicante dal dente d’oro mi segue e suona per qualche spicciolo. La mia fortuna? Non riuscirò mai ad orientarmi perché ho voglia di sentire il profumo di cornetti caldi e marmellate appena partoriti dalle panetterie che prendono il volo in cartocci enormi e bianchi in una nuvola di zucchero a velo, di capelli profumati che mi accarezzano in un incrocio di esistenze, di sguardi sorridenti che non avranno mai un nome, di bancarelle con cenci multicolori e libri fuori edizione. Ho voglia di sentire gli occhi stanchi dal troppo guardare e ricordare il batter delle tue ciglia addormentate sulle mie guance, la tua bocca che m’affrescava di respiri il petto. La notte si scioglie nel giorno e tutto è azzurro, bianco e vermiglio  come il vortice di una tavolozza impazzita. Qui comincia la mia stanchezza ma solo un attimo, un attimo ancora.


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SENZA SENSO E LA CRAVATTA DI BERLUSCONI E' UNA MUTANDA!

-Datti una regolata.

-Nel senso?

-Nel senso che devi darti una regolata.

-Quindi?

-Vaffanculo!

-Un modo piuttosto doloroso per darmi una regolata…

- E’ mai possibile che quando ti girano allontani la gente, gli amici, le donne.

- Che frase strana: “ti girano” intendo… eppure non girano mai davvero, almeno a me. A te ti si sono mai girate?

- In questo momento frullano!

- Ah si? Fai vedere? Vieni qua?

-  Stai fermo e non fare lo stronzo…

- Dio che tristezza .. e metti i boxer che gli slip sono indecenti! Sono blu  a mini pois bianchi? Come la cravatta di Berlusconi? Se solo sapesse che si fa fare su misura e paga un botto cravatte in seta con la stessa fantasia delle tue mutande sarebbe una bella soddisfazione.

- Cosa ti fa male adesso? Cosa senti di così doloroso che ti fa stare così?

- A parte il fatto che esisto tutto va alla grande. Ma non senti mai che tutto sia banale, magnificamente banale, ma comunque banale? Ti stupisci per il tempo dell’avverbio e poi tutto torna…

-  Banale?

- esatto.. bravo! Banale, come le cravatte di Berlusconi! Tutto.. i buoni e i cattivi sentimenti, l’amore,  le ambizioni, i piaceri. Quello ha fatto di tutto per far soldi, per diventare potente, potente e ridicolo, e per cosa? Attaccarsi sotto al collo come un cappio una fantasia da mutanda? Da pigiama Irge in acrilico se proprio vogliamo essere buoni. Sai, di quelli che non ti fanno dormire la notte perché passi tutto il tempo a grattarti il culo e hanno un taschino totalmente inutile proprio qui… vicino al cuore!  

-  Tutta questa manfrina per arrivare a dire che la vita è senza un senso?

- No, no… da qualche parte un senso ci deve essere, ma non così… non con questi presupposti, non nei desideri, non nei sentimenti, e forse neanche nell’amore. Siamo troppo abituati ai personaggi dei film: dove il cattivo è sempre cattivo, e il buono è sempre buono. Nelle trame non c’è fantasia se non per ottenere un epilogo, una conclusione. Ma in questa cazzo di vita non c’è una trama, si recita a braccio. Bisogna amarla così com’è … un bel po’ puttana! E non sai mai quando e come te la darà. E se anche si concede non è mai abbastanza! È sempre troppo poco rispetto a quanto ci ha fatto penare. Ma mai trattarla da gran signora, se no quella ci crede e ti umilia. Sai che una volta una ex appena rientrò nella mia vita la voleva già far da padrona? Voleva subito che mi togliessi gli anelli e smettessi di fumare… perché sembravo uno zingaro e puzzavo di fumo. Riemergono dalle loro sordide esistenze piene di morbosità e ti si ripresentano ipocrite con la faccia lavata e vestite da monache di clausura con la presunzione di dirti cosa fare e come essere. E quella della suora, per inciso, non mi piace neanche come fantasia erotica.

- E questo che cazzo c’entra?

- Tutto c’entra… non c’è trama, si recita a braccio! Altrimenti come faccio a stancarmi di soli pensieri? Tutto c’entra… niente ne esce fuori. Come ti giri è sempre un pacchetto in offerta… tutto compreso! Forse neanche Bergson sapeva quanto avesse ragione.

-E tu di prima mattina pensi a Bergson?

- A tua sorella ci ho pensato stanotte, ora ho il giorno libero!

- Non recitare la parte del cinico e del dissacrante… io so come sei!

- E’ questo il guaio! Nessuno sa quanto possa essere rigida e morale un’esistenza che sta andando orgogliosamente a puttane. Il cortile della parrocchia è l’inferno, i Demoni di Fedor insegnano.

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