Franco 的个人资料ESISTENZE照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
|
|
QUANDO IL GALATEO NON FUNZIONAChe bello conoscersi, incontrare una
persona che non ti dispiace e invitarla a pranzo o a cena. A dire il vero io
temo sempre di essere invadente anche se non faccio nulla – a causa di un
retaggio personale; ti segna aver frequentato per molto tempo qualcuno che ti
faceva sentire invadente già solo per il fatto di essere uomo. Quindi mi viene
difficile propormi, ma anche a fatica e con molta discrezione lo faccio.
“Perché no?”- ti dice lei – con aria fintamente stupefatta; e, allora pensi che
è andata, non sei sembrato per nulla invadente – ti stupisce sempre ma i
fantasmi sono più forti della realtà -, e, che addirittura, a lei fa piacere…
cosa che per te, sempre timoroso, sembra un piacevole e inaspettato miracolo.
Arriva il giorno: scegli ristorante e il relativo paesaggio, mandi una lettera minatoria, con allegata foto di un ombrello rapito con sotto il giornale del giorno, a quello delle previsioni meteo con la speranza che il sentirsi minacciato lo convinca a dire che sarà bel tempo… e vai: ma non sai quello che ti aspetta… eh no! Perché lei ti dice questa frase: “devo dirti la verità.. sento un certo appetito!” Ma tu ignaro non sai a cosa andrai incontro. Paesaggio costiero, ameno, suggestivo, eccetera, eccetera… Non sembra, ma io so come ci si comporta in questi frangenti: quando inviti devi fare tutto tu, anche ordinare per lei. Le buone maniere vogliono così: chiedi a lei se vuole scegliere, se lei sa, ti dice: “fai tu!”… ma lei non lo sapeva! Ci sono due motivi che spiegano il perché di questa ridicola pantomima da galateo: il primo, quello ufficiale, è perché tu, uomo, devi sembrare sicuro di te e manifestare questa sicurezza, modello: ci penso io e tu non devi preoccuparti di nulla, so io cosa è bene per te. La seconda molto più pratica e terra terra, e quindi nascosta, consiste nel fatto che pensi tra te e te: “cara mia, offro io? Allora magni quello che dico io!”, ma ripeto, lei tutto questo non lo sapeva! E allora prende il menu… e si sbizzarrisce. Tu sei pronto a impegnare un rene al proprietario; certo, piscerai una settimana si e una no, ma almeno non farai una figura di merda. Ma lei è imperterrita… ci dà dentro e tu sorridi sudando freddo. Ovviamente tutto a base di pesce. Poteva non essere così? E dire che il pesce neanche ti piace tanto… e, nel mio caso c’è una aggravante, perché il pesce mi piace pure… solo che sono mancino, e nessuno ha mai pensato di fare delle posate da pesce per i mancini! Nel 2008 nessuno ha pensato di fare una cosa così semplice: posso parlare via cam-chat con un monaco buddista in Nepal ma non mangiare cristianamente del pesce! Ed ogni volta che al ristorante mi vengono date delle posate da pesce, rigorosamente destrosse, finisco sempre con duellare di fioretto – e perdere - contro una pezzogna cotta al cartoccio nel piatto che ti guarda stesa di profilo con quell’occhio aperto e fisso, quasi a prenderti, anche da morta, per il culo! Ma ora ho imparato… ogniqualvolta ordino pesce e la mia ospite si allontana per, come dicono sempre le donne, andare a rinfrescarsi, io prendo il pesce nel piatto lo infilo nella spina della corrente, gli do due defibrillate, e se non so riprende passo alla respirazione bocca a bocca, e prima che lei ritorni lo ributto a mare… così… come và và! giusto per non aver rimorsi di coscienza! Ma col pesce cosa si beve? Ovviamente vino bianco… e tra le varie possibilità cosa sono costretto a scegliere? Fiano di Avellino, perché dice lei: “è un ottimo vino e poi è delle mie terre.” Che sia un ottimo vino è fuor di dubbio, anche se i bianchi a me non piacciono come i rossi, e lo si vede anche dal prezzo - pressoché indecente -, infatti sotto l’etichetta non c’è la denominazione di origine ma una perentoria scritta in dialetto autoctono: “Ma chi cazz t’ha fatt fa!” Siccome anche io avevo una certa fame e non mi andava di combattere con il pesce ordino qualcosa di semplice, al ché lei ti spara una frase classica, un’ovvietà che ti senti sempre dire in questi casi, e cioè: “Ma come? Proprio tu che vieni da un posto di mare non ti piace il pesce?”… Ora tu pensi tra te e te: “Ma che vuol dire? Che significa? Tu sei d’Avellino mica ti ho chiesto se sai suonare la zampogna?” Ma lasci perdere, sorridi e spieghi che avevi semplicemente voglia di qualcosa di boscaiolo. Si aspetta un po’, arrivano le portate e si inizia a mangiare. Lei nel frattempo parla, ti dice tutto di lei, ma tu non la ascolti, la guardi mangiare e resti stupito… è una fornace! Sei sicuro che se le nomini il verme solitario lei inizia a cercarlo sul menu. Non riesci a credere a quanto mangia, e con quale voracità inaudita. Ad un tratto lei, deglutendo il suo boccone, esclama: “menomale che siamo usciti oggi che c’è una bella giornata!” “No tesoro mio” - pensi tu – la botta di culo è stata solo la mia che ti ho chiesto di uscire proprio il giorno dopo in cui tu hai finito il Ramadan! Ma quanto mangi? Due minuti fa hai trovato una fetta di prosciutto dell’antipasto nascosta nel tovagliolo e ti stavi spazzolando pure quello perché l’avevi scambiato per una crêpe! Tu non sei normale… . Da dove sei uscita? Dalla cucina di Briatore? Ma dove la metti tutta sta roba? Ma controlli la glicemia? Mica hai un disturbo dell’alimentazione? Cose tipo anoressia o bulimia? No, perché se vengo a sapere che dopo tutto quello che sto spendendo tu ti chiudi in bagno a liberarti giuro che ti denuncio! Cavolo, per colpa tua quest’anno quando farò il presepe il bambinello resterà senza capanna… almeno goditela figlia mia!” Citazione YouTube - Maurizio Battista - Il matrimonio LE FINTE STELLE
Ritornano le luminarie, luccicano in alto tra i pali della luce con la presunzione delle stelle. Stanno ferme lì anche di notte, mentre alcuni neon consumati di vecchi negozi boccheggiano come tristi ed epici alberghi ad ore. Ma le notti degli amanti non cambiano: si spogliano tra occhi che brillano e pelle d’oca… sanno sorridersi senza addobbi, mentre il mondo resta fuori con tutti i suoi fluidi elettrici che nervosamente augurano buone feste. Restate lì, restate sempre lì finché il mondo finalmente non senta tutta la sua solitudine, la vostra irreparabile assenza. Restate lì fino a quando disperato non busserà alla vostra porta. E anche se questo non accadrà, perché il mondo è distratto dalla sua affollata presunzione, voi non farete una piega… tanto non gli avreste aperto comunque. Queste finte costellazioni preferiscono disegnare queste lampadine: una vecchia su una scopa o un barbone con un sacco e non pensano minimamente di vegliare su uno solo dei vostri baci… capirai che perdita! Ma anche se non vi interessa è sempre un peccato mortale. Anche le icone delle Madonne nelle piazze e crocifissi agli angoli delle strade si rintanano, con le loro fiamme tristi, nel ripostiglio dei giorni senza festa, mentre qualche vecchia vestita di nero accende a questi ignoti una barbara candela in nome di un’antica devozione. La vedo sorridere mentre le scende una lacrima; ecco! ora si aggiusta lo scialle e si congeda baciando la pietra. Cammino, cammino e passo tra l’antico, il vecchio e il vuoto, il noioso e il moderno… tutto incorniciato da miriadi di luci piccole e colorate che si accendono e spengono, tutto avvolto da un’atmosfera di vicoli umidi, vetri appannati, sapore di caramelle e fuoco sottile di caldarroste. Vola l’odore della carta bruciata per accender camini e forni, ma nessun sentore di pane, dovrò camminare per tutta la notte per arrivare a sentirlo. Dovrò aspettare le due o le tre di notte, quando le panetterie riscaldate dai forni chiuderanno le porte con le luci accese, e tutti inizieranno a lavorare in quel paradiso di lucide mattonelle azzurre, di pavimenti infarinati, di camici a mezze maniche e cappellini bianchi. Ce la farò o il sonno arriverà prima della redenzione dell’olfatto? Intanto verrò da te: da te dove non fa mai freddo, da te dove le luci delle luminarie si infrangono sui vetri delle finestre creando minuscoli arcobaleni. Orfani Ora Ti prego
chiamami tesoro adesso UN GETTONE PER SOGNARE
Citazione YouTube - Il paradiso dei calzini - Vinicio Capossela - "da solo" Il paradiso dei calzini Dove vanno a finire i calzini
quando perdono i loro vicini
Non si gioca più amore
mio! Nessuno di noi sorride più se
qualcuno tira dadi o fa rimbalzar una palla, non ti intenerisci e non fai
nessuna piega se ti regalo la mia fantasia. Resti indifferente se guardi il cavallino tutto rattoppato di quella giostra girare: “poverino” ti
raccontai,” il giostraio l’ ha ingannato per farlo ondeggiare sorridente…, quel
terribile mangiafuoco gli ha detto che per tutto il tempo della musica stonata
riesce a fare il giro del mondo”. Ma intanto il cavallino sogna, gira e gira ad
ogni tintinnio di gettone e sogna. Immagina
piramidi, cascate, tigri e leoni, vede foreste, fiumi e oceani, templi, chiese,
stupa e moschee. Dove andrà con la moneta che ho tra le mani nessuno lo sa, ma lui
aspetta per partire. Lui sogna e questo gli basta, ma tu non ci hai creduto, ed
ora non sai dove andare. Io non so dove ti ritroverò, forse in nessun luogo, ma
ti regalo il mio gettone se un giorno
vorrai tornare a sognare.
QUALCUNO MI PROTEGGA DA QUELLO CHE DESIDEROQualcuno mi protegga da quello che desidero, o almeno mi liberi da quello
che vorrei… ad un tratto questa poesia messa in musica di
Capossela mi ha messo di fronte me stesso come in uno specchio che si piazza lì,
davanti a me all’improvviso, e quando uno specchio ti viene messo davanti a
tradimento, quando non sai che ti devi preparare perchè sei in disordine o ti
spari una posa tirato a lucido per poterti così dire rassicurato: “ecco! ora
posso andare, posso ballare, posso amare”… è un piccolo, ma rivelatorio,
trauma. Anche gli specchi possiamo ingannare quando sappiamo di averli davanti.
Ah tutti hanno i loro desideri da realizzare ad ogni costo! tutti sanno cosa è
giusto per loro, tutti sanno cosa vogliono dall’amore, dalla vita, quale scala
salire per raggiungere la meta che si sono preposti, perché questo è un mondo
che non concepisce sprechi, perdite di tempo, dove il desiderio ha violentato
il sogno e ne ha preso ingannevolmente il nome. C’è chi scappa per desiderare,
chi resta per vivere, chi si guarda ogni giorno negli occhi per comprendere chi è in realtà fino ad arrivare a
chiedersi disperato “cosa è, cos’è stato, cosa sarà mai. Poi ad un tratto,
spaventato da questo vuoto infinito che, nel breve istante di un pensiero clandestino, si è spalancato dentro di
sé preso dal panico fugge in quelli che si chiamano “pensieri positivi”, cose
belle e sane che lo distraggono, casomai inizia a leggere un libro o vede un film per
non pensare, apre un giornale, telefona ad un amico, esce e va a ballare,
organizza un viaggio, si dà al lavoro arretrato, si distrae insomma con quella
che chiama ostinatamente la vita vera, quella reale, quella fatta di cose, di
mille cose, di troppe cose…. Miliardi di oggetti e sollecitazioni creati per
renderci la vita più facile, più accessibile: tutte cose, solo cose. Anche l’amato
è una cosa che abbiamo scelto, a volte, per farci star bene, perché risponde,
bene o male, alle nostre aspettative: come un programma tv che ci piace, un
posto che visitiamo con piacere. Ma tutte queste cose, come stelle senza luce,
aride, anche nel loro luccicare sopravvivranno anche a noi: plastica, carta,
ferro, pratiche, files, resteranno anche quando spariremo dalla faccia della
terra, anche nella loro totale inutilità raggiunta, queste cose ci saranno,
mentre noi, i figli di Dio, con tutta la nostra superbia saremo scomparsi. Le
morte cose, come il rocchetto di filo di
Kafka, sono più forti di noi. E allora la domanda ritorna: io chi sono? Cosa
diamine sono? Mi rifugio nella mia anima che la maggioranza ritiene eterna
anche senza solide prove, ma non mi basta: penso ai risultati raggiunti? Al piacere
provato? Al dolore sofferto? Alla qualità del mio vissuto? Si, per un po’ può
consolarci, ci dà un senso quasi di precisa utilità collettiva, proviamo un
senso temporaneo di soddisfazione a sentirci come un orologio che funziona bene…
ma in fondo in fondo, qualcosa ci lascia inquieti, non soddisfatti… c’è uno
spazio di noi che non si riempie, che forse non vuole essere riempito, che
desidera esser lasciato solo a se stesso, un fondo vuoto che può riempirsi di
tutto senza sentirsi un meccanismo ben inserito, un’anima sempre intimorita
dalla possibilità di perdersi o salvarsi, un corpo che si muove… in cui tutto
può entrarvi, ma che resta e resterà sempre vuoto. Qualcuno
mi protegga da ciò che desidero, o almeno mi liberi da quel che vorrei, perché
voglio ostinatamente continuare a chiedermi chi sono… cosa sono, perché non
devo aver paura del mio inestinguibile vuoto.
Citazione YouTube - Vinicio Capossela : In Clandestinità QUELLA CHE TI METTE LA TESTA A POSTOSebbene gli anni passino, per alcuni vanno al galoppo per altri arrancano, ma comunque passano, noto con rassegnata amarezza come noi uomini, maschietti, restiamo sempre imbrigliati in situazioni di cui siamo prima vittime e poi elementi degeneranti. Qui al sud, almeno fino a pochi istanti fa, arrivi all’incirca all’età di vent’anni sicuro che da un momento all’altro arrivi l’amore della tua vita – solo dopo capirai che sarà la causa della tua liberatoria propensione al bere, e, di conseguenza, al cirrotico andante. Il tutto nasce da una mefitica frase della genitrice: “prima o poi troverai quella che ti raddrizza le ossa, che ti mette la testa a posto!”. Miiiiiiiii, le madri neanche immaginano quanto sia pericolosa questa frase: tu te la senti dire appena ti spuntano i primi peli, modello muschio vellutato, al di sopra delle labbra… e te la ripeterà fino a quando non ti sposi. Ma la madre, mai paga, dopo sposato te ne dirà un’altra, ancora più devastante: “guarda quella (la brava ragazza) come t’ha combinato, ma ti fa mangiare… sei tutto sciupato; è tutta colpa sua”. Insomma noi maschi del sud, a qualsiasi età come ci muoviamo muoviamo facciamo solo cazzate! Allora tu ventenne, o giù di lì, cerchi quella che ti mette la testa a posto, come se la mamma ti avesse partorito montato male, con il culo sul collo e il cervello in mezzo alle gambe. Sei convinto di essere un cubo di Rubik con tutte le facce in disordine e che prima o poi arriverà lei, si lei… quella che finirà il lavoro della madre, quella che ti smonta come un puzzle incasinato, che fino a poco prima era stato fatto da Stevie Wonder, e che ora ti ricostruirà a dovere. Insomma tu ti senti un’emerita testa di cazzo pronta ad essere redenta da una sconosciuta. E la incontri… tutta carina, semplice, morigerata, una piccola Bernadette in incognito, che sin dall’inizio ti dice: amoruccio, questo non si fa, quest’altro non si fa. Amorino? Non mi mettere le mani sulle spalle, perché si comincia sempre così…”. Tu intanto condividi con lei tutto, state sempre insieme, hai gli ormoni che sembrano il Krakatoa sempre in procinto di eruttare, ma non puoi, e anche se porti alla tua fidanzatina la ricetta del medico con su scritto : “non so come ma sto ragazzo deve tromabare, altrimenti un bel giorno esplode”, lei con aria severa e scandalizzata ti risponde: “Se mi ami mi rispetti, altrimenti vuol dire che non mi ami veramente!”. E tu, siccome lei è una brava ragazza, quindi è migliore di te che sei sempre la solita testa di cazzo, ergo tu hai sempre torto e lei ha sempre ragione, con grande fatica ogni volta, disinneschi il timer di quella testata nucleare che ti ritrovi tra le gambe, gridando però, ad ogni folata di vento al basso ventre: HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA! Insomma, tu che fino a poco prima di conoscerla non avevi problemi, patemi, vivevi con leggerezza, scherzavi, ridevi, non ti sentivi mai in difetto, in colpa… ora hai assorbito il suo modo di pensare, perché è quello della brava ragazza, di quella che non fa mai colpi di testa, che, con la sua algida e controllata purezza TI METTERA’ LA TESTA A POSTO! Passa il tempo, in alcuni casi anni, e tu sei entrato nell’ austera mente del tuo amore; la pensi come lei, per amore ti sei represso fino allo stremo! Sei un ibrido inebetito che meccanicamente si dirige verso il baratro della ASESSUALITA’ (ma per quanto ci si avvicini a quell’ abisso il KRAKATOA è, per fortuna, sempre ribollente, ringraziando Iddio ad un certo punto ragiona per i fatti suoi! Insomma, anche se lo hai dimenticato in un cassetto sperduto della tua psiche…. hai sempre tu il radiocomando della testata nucleare). Ma tu non ti rendi conto che lei, la brava ragazza… è forse più repressa di te, ciò che tu vivi da quando la conosci lei lo vive da una vita. Quindi un bel giorno lei si sveglia, capisce che la sua vita è stata solo forma, solo un continuo negarsi il piacere di vivere, e ti dice: “Basta, tra noi è finita! Non posso stare più con te… perché ho bisogno di libertà e tu MI LIMITI!”. Ora tu, che per anni hai impegnato in qualche convento di trappisti i gioielli di famiglia e tutte le loro qualità virili per amor suo, cadi dalle nuvole; ti senti, diciamolo anche un po’ preso per il culo. “Ma come?” - pensi tra te e te – “mi sono fatto frantumare per anni da te i “gabbasisi” pur di rispettarti, perchè prima ero io quello che viveva tranquillo e sereno, che non si sentiva limitato, che non credeva di avere il demonio nella testa e tra le gambe, ed ora proprio tu, ex madre superiora, dici a me che ti limito? La faccia è tosta forte….!” E a quel punto che si misura la capacità di controllo di un uomo… solo lì: perché di istinto la vorresti investire con un tir con trasporto eccezionale compreso, vorresti scrivere su carta tutti i divieti che ti ha imposto e vederla soffocare mentre ingoia quel tomo di 2000 pagine che hai stilato, ma ti mantieni. In fondo tutto quel tempo passato a fare la dama di compagnia ti ha dato un certo stile, ma mai più, mai più fidarsi delle brave ragazze e di certuni consigli dati, a fin di bene, della genitrice. Citazione YouTube - Ben Harper & Jack Johnson - Please Me Like You Want To I MIEI ANNI 80Che dire, gli anni 80’
non li ho vissuti, fui solo un osservatore… anche un po’ schifato, solo adesso
cerco di discernere qualcosa di buono da un periodo che ha dato vita ad una
visione leggera e irresponsabile del vivere, di cui solo adesso si sente tutta
la deprimente pesantezza e responsabilità - che Milano sia stata la città da
bere mi va anche bene, ma che il culo asciutto del bicchiere vuoto sia a carico
della mia generazione un po’ i coglioni me li fa girare. Certo avevo i miei
iniziali tormenti delle pudende guardando ingrifato i video di una certa
“Madonna” che, con dei folti ciglioni scuri e i capelli ossigenati alla
Mariliyn imitava più il famoso quadro di Wharol che l’originale. Ascoltavo con
una certa ammirazione, ma sempre con distacco, degli emeriti sconosciuti
rispetto alle band strappa-mutande, con
ormoni compresi, come i Duran
Duran e gli Spandau Ballett, gruppi che col tempo han mostrato notevole qualità
nei confronti di questi ultimi, mi pare che si chiamassero – non voglio
sbagliare - U2 e REM. Ma non ero soddisfatto, che dire… non volevo accettare
del tutto la mia epoca, ma, allo stesso tempo, non volevo sembrare un
fastidioso e saccente anticonformista… ma, ahimé, in quegli immaturi tempi, non
vi riuscii! Allora mi rigirai verso gli anni d’oro del rock, del folk e del
pop… ma la divinità
Dylan, i gruppi storici non mi soddisfacevano pienamente, mi
lasciavano sempre un certo non so ché di sospeso – beh, tranne gli Eagles devo
dire…, quelli li amavo visceralmente nonostante qualsiasi presunta critica
potesse arrivare: il rock-country fa storcere sempre il naso ai palati fini, ma
per la musica non ci vuole il palato ma l’orecchio e quando l’orecchio si
delizia non c’è gusto che tenga, che sia Mozart o Bobby Solo! Galeotta fu una radio notturna, allora la radio poteva trasmettere di tutto, si potevano fare percorsi straordinari e inaspettati attraverso i gusti degli speaker, mica è come oggi? Allora c’era più libertà, non era necessario mettere a palla, fino allo sfinimento le hit… rendere psicotici tormentoni i brani scelti dalle case discografiche: solo ora capiamo perché, senza averla neanche conosciuta, questa, pur simpatica, Giusy Ferreri ci sembra rompicoglioni e invadente: minchia!... la ascolti una, due volte al dì e fin qui puoi anche sopportare… ti entra nella testa e “bon”… ma dopo 30 o 40 volte al giorno che la senti ti vien voglia di aspettarla sotto casa con un fucile a canne mozze... questa non è più promozione ma lavaggio del cervello! E in quell’indicabile notte ascoltai questa canzoni, questa voce stupenda e delicata, qualcosa che poteva passare per folk ma era di più, poteva sembrare ricercato pop, ma era molto di più. Mi innamorai di quella voce, non sapendo che stavo ascoltando una delle autrici più rappresentative e importanti della musica contemporanea. Una donna sempre alla ricerca, una ricerca che mai si è fermata, un’artista che dipingeva, che cantava, che componeva, che imparava da tutti, dai mostri sacri come Mingus ed Herbie Hancock fino a farsi contaminare dalla musica elettronica, senza, però, mai perdere nulla ma guadagnando di tutto. Aveva percorso gli anni sessanta e settanta restando straordinaria, portando alla ribalta musicisti geniali come Jaco Pastorius (che, ahimé non è più tra noi) e Pat Metheny. Tutto lei ha sperimentato, dal folk al blues sino al Jazz… ma la sua voce è rimasta inconfondibile. Il suo nome è Joni Mitchell Citazione YouTube - A Case of You - Joni Mitchell DIALOGO TRA SORDI
O crudele cuore, se avessi parole per dirti cosa provo, che sia amore o dolore, non avrei baci Oh ma tu, logorroico fastidio, di entrambi per nulla sei parco…perciò ti prego: taci! Cosa ti spinge a tal freddezza? Che sia morto l’amore o meno, cosa di me temi? Non t’amo, capisci? E in odio ho le tue tenerezze, le tue attenzioni, per me sono solo patemi. Per la ciccia! tale è il tuo rifiuto che persino il ben che da me proviene ti corrode le vene? Vene, fegato e trippa, mio caro! Non c’è respiro di me che per te sia lontanamente bene. Non c’è umiliazione che non abbia provato, nulla più mi ferisce, neanche la tua bocca. E per questo io ancor più ti disprezzo, patetico senza prezzo! Niente più ti tocca! Prima nella padella delle mie offese ti cuocevo a puntino Ora alzo la fiamma e t’affogo nell’olio bollente dell’indifferenza, ma sorridi come un cretino. Quanta fatica fai velenoso fiore per un morto amore… tanta lena merita un tenero bacino! Vedi? Vedi? Quanto ti disprezzo, non ascolti, non comprendi. Sei fastidioso, nonché pazzo Non ho più odio, né occhi gialli d’itterizia, solo sorrisi, non è questa pura delizia? Echecazzo! No! pura demenza, non chiedi nulla, neanche il mio bene… pensa a ciò che più ti conviene! Convenienza? Compagna di vita davvero esosa; persino del diavolo è disposta a farsi sposa in nome del suo solo bene. Tieniti le tue teorie perfetto fallito e guardami negli occhi e lì vedrai che non t’amo… Io guardo nei tuoi occhi ed è vero … amore non trovo! Ma te lo insegnerò; al talamo ci avviciniamo? Ma per chi mi hai presa? Ora passi all’offesa? Io per te non ho calore e se anche desiderassi sarebbe un errore! Piccole crepe nel tuo cuore e nei tuoi sensi! poverina la tua mente… che con dolore s’affatica affinché, a comando, il tuo desiderio si tramuti in offeso pudore. Per te nulla provo, né ti voglio… né mai più ti vorrò, e poi il troppo amore m’ indispettisce… Che strano. mai ho sentito di un cuore infelice che dal troppo amore… d’un tratto appassisce Io non sono infelice… e con questo poi che vuoi dire? Che io non conosco l’amore? dei sensi l’ardire? Ti sbagli! Io non penso… lo hai detto tu. Io, come sempre – ebete - ti sorrido, ma il mondo è pieno d’abbagli. Ora basta! non ti parlo più! Anche se non mi faresti mai del male, anzi, forse felice,… ma di te ho paura. Ah il mio errore! Mai mostrar per il risentimento e la rabbia troppa cura, troppa premura… Mai ricordare a chi vuol dimenticar di aver un cuore questo inebriante tepore. Perché non v’è abituato, perché come un limone avvizzisce sotto il troppo calore… In questo gioco, il carnefice, ignaro, gonfia il petto mentre in eroe l’umiliato si tramuta. Perché egli continua a sorridere, a cercar la mano del boia mentre fa solo mostra di forza bruta. E se anche un domani il carnefice, sotto il patibolo, inaspettatamente, si troverà Di certo della forte dolcezza di quel povero condannato non avrà memoria, perché nel cuore sempre boia resterà. Citazione YouTube - Oh cha sarà DALLA RUSSIA SENZA PUDOREChe dire? Ce lo aspettavamo ma non così presto! era matematico che aprisse bocca per dar vita ad una delle sue stratosferiche minchiate, perché la matematica non è un pignone come diceva Coppi; ma così… a freddo, senza neanche aspettare che Bush inizi il trasloco, proprio ci ha spiazzati tutti. Ieri dalla Russia senza pudore il cavaliere ha detto: Obama è giovane, bello e pure “abbronzato”! Ecco, caro cavaliere, forse è arrivato il momento che qualcuno di dica la cruda verità: Obama non è abbronzato, ringraziando Iddio è proprio così! Ma, soprattutto, è giunto il momento che qualcuno la informi che troppe lampade hanno fatto male a lei. Ma lui come si è giustificato? Ecco il capolavoro: “io volevo dire una carineria”. Me cojioni caro cavaliere! E menomale che voleva dire una carineria… e se voleva fare na carognata cosa le sarebbe mai saltato in testa? Casomai, durante le visite del nuovo presidente statunitense, lo avrebbe ospitato in un ridente campo di cotone, allestito ad hoc per le circostanze nella sua tenuta di Arcore, con al centro un rudere con su scritto: La capanna dello zio Barach? Tutto cominciò nel 2002, durante un vertice dei ministri degli esteri (Berlusconi lo era ad interim) dei paesi membri Comunità Europea nella città spagnola di Caceres: il simpaticissimo cavaliere, non sapendo come ammazzare il tempo - avendo già finito di unire i puntini numerati della settimana enigmistica - decide, mentre posa con gli altri ministri per la foto ufficiale, di fare le corna proprio al ministro degli esteri spagnolo Josep Piqué, così… per far simpatia, affinché la sua inopportuna propensione per le minchiate resti inequivocabilmente impressa nei secoli a venire. In seguito il cavaliere si giustificò dicendo che con quel gesto cercò, innocentemente, di far sorridere una scolaresca presente al summit. Si fidi cavaliere… non solo c’è riuscito ma è andato oltre: non solo ha fatto ridere i piccoli scolari, ma tutto il pianeta e, molto probabilmente, anche gli occupanti di qualche oggetto volante non identificato che sorvolava i cieli della Spagna. Può essere orgoglioso della sua simpatia, perché ci sono ottime probabilità che sia andata in “universovisione”, sempre che gli omini verdi abbiano comprato da lei il decoder per il digitale “extraterrestre”. Ma il cavaliere toccò l’apice della sua carriera di comico durante una seduta del Parlamento Europeo: lì fu un vero capolavoro d’improvvisazione, il genio andò a braccio! Il cavaliere propose al deputato socialdemocratico tedesco Shulz il ruolo di Kapò nazista per un film sui campi di concentramento. Ma, non contento, il nostro cavaliere, da stanziale della figura di merda, definì i deputati europei “turisti della democrazia”. In quel caso, per la prima volta, provai tenerezza per Gianfranco Fini che era seduto accanto a questo genio della comicità. Il segretario di An aveva le mani in volto e, secondo me tra sé e sé, pensava: “Ma chi me l’ha fatto fare! sono sputtanato… se mi facevo beccare vestito da viados sulla Salaria sarebbe stato meglio!”Ma che dire? Lo abbiamo votato… e per cinque anni dovremo assistere alle sue battutone da tagliarsi i polsi. Come si dice a Roma? a chi tocca nun s'ingrugna, per cinque anni se lo dovemo tenè, perché qui vige la legge del menga! Aspetto con ansia la battuta principe del cavaliere nei confronti di Obama, quella battuta che dimostrerà tutto l’affetto e il bene per il neo presidente, già l’immagino… ce l’ho tutta qui… eccola: “Obama è giovane come me, alto come me, bello e buono come me, e quando lo bacio sa di cioccolato al latte!”Certe volte mi domando cosa ha messo nella famosa dieta del cavaliere il dottor Scapagnini… mica è previsto un potente “integratore” da inalare più volte a giorno, rigorosamente con una banconota da 500 euro? Se proprio sei un pezzente con una da cento, ma in questo miserrimo caso non è garantito al 100% l’effetto desiderato.
Citazione YouTube - Ligabue - Buonanotte all'Italia IN UNA NOTTE SIAMO DIVENTATI VECCHIMeglio dei mondiali di calcio, meglio delle olimpiadI! Per almeno quattro anni Berlusconi sorriderà a mezza bocca - come fa sempre ma senza quel ghigno satollo e sornione - mentre è costretto a dire che gli Stati Uniti sono il punto di riferimento - “e un esempio di democrazia” - per l’Italia. Per almeno quattro anni la politica di chiusura nei confronti degli extracomunitari messa in opera da Maroni dovrà essere molto più accorta e aperta, visto che l’uomo più influente del mondo non solo è di colore ma è figlio di un Keniano. Per almeno quattro anni le destre al governo dovranno far buon viso a cattivo gioco; fingersi liberalprogressite, indorarsi la pillola da sole affermando che gli Stati Uniti sono un paese straordinario in cui chi crede fermamente in un sogno lo realizza (ma fra tanti sognatori proprio Obama ahiloro???), lo faranno… oh si se lo faranno, ma nei loro sorrisi di circostanza e di bieca sudditanza, nell’ombra delle loro idee non avrebbero mai voluto vedere questo giorno, non avrebbero mai voluto che questo accadesse. Per loro questo non doveva succedere perché ad un tratto, in un solo momento, nel giro di una notte si sono scoperti sorpassati, anacronistici, antichi! Figure sbiadite di una politica da riporre in soffitta, protagonisti di un modo di vedere il potere che puzza di vecchio, di stantio! Certo, si truccheranno con ancora più phard per presentarsi con i visi morbidi come culetti di neonati davanti ai teleschermi, si maschereranno da perfetti innovatori, ma non ci sarà trippa per gatti: lo si vedrà ad occhio nudo anche con tutto il collant ben tirato davanti alla telecamera! In una sola notte quasi un decennio di neocolonialismo tensivo e di sfrenato liberismo economico sono stati rifiutati; Bush non solo dovrà tornare a casa, ma dovrà portare con sé tutti i suoi errori. Forse sarà ricordato come il presidente che ha visto fallire, proprio alla fine del suo mandato, quel sistema economico teorizzato da Von Hayek e sbandierato - come la soluzione a tutti i problemi del mondo - prima che da lui da suo padre e da Ronald Reagan. Bush sarà costretto a portar via con sé non solo il suo personale fallimento, ma il fallimento di tutto un modo di concepire la politica, il potere, l’economia, la società. E spero con tutto il cuore che si porti con sé anche tutti i suoi cari “amici”, anche quelli che per abbracciarlo fanno cadere microfono e piedistallo! Non so cosa accadrà, ma ho di nuovo tante speranze, e già questo non è poco. Non so se Obama sarà un buon presidente… ma svegliandomi stamattina ho scoperto che dopo soli quarant’anni è stata fatta giustizia per la morte di Martin Luther King, e questa giustizia si è realizzata esattamente come il reverendo King l’avrebbe voluta e cercata… senza violenza, con i mezzi della democrazia. A volte essere un esistentepaziente dà belle soddisfazioni! Citazione YouTube - TG1 Storia - Speciale Martin Luther King GOCCE DI MINCHIATE SU DI MESe
c’è una cosa che mi fa un tantinello inalberare è il pregiudizio, letteralmente
giudicare prima: ma prima di cosa? In genere prima di informarsi, prima di
conoscere, prima di confrontarsi. Varie sono le forme del pregiudizio, ma tanti
rami hanno sempre una radice sola, che non è l’ignoranza, ma “volontà di
ignorare”, cioè preferire scientemente di non considerare il punto di vista dell’altro,
di farsi un’idea preconcetta che non cederà mai, anche davanti a palesi
evidenze che la negano.
Essere ignoranti non è bello ma riparabile, ma “voler essere
ignoranti” è tutta un’altra cosa. La prima condizione rappresenta una mancanza,
un vuoto che può essere sempre colmato, e quindi, spesso e volentieri, ben
disposto a farsi riempire. Ma la seconda è un partito preso, che mai e poi mai
cederà il passo; cascasse il mondo il volontario dell’ignoranza sarà sempre
convinto dei suoi giudizi, o meglio pregiudizi. Anche se scendesse il
padreterno in persona a negare le sue preconcette convinzioni, il legionario del
pregiudizio mostrerà sempre il petto nudo contro ogni idea contraria ai peli
del suo torace. Ma chi sa perché io mi impegno ancora a cercare un confronto con
questi guerrieri sordi, ciechi e muti… che come cavalli sono costretti a
guardare in un sola direzione a causa dei paraocchi, ci provo, riprovo, dico
ciò che penso, ma niente… e alla fine devo solo aprire l’ombrello e aspettare
che quella torrenziale pioggia di minchiate smetta di cadere. Poi accade un’improvvisa
quanto paradossale inversione di ruoli – ebbene sì, siamo sinceri, accade anche
questo – dovuta proprio alla tua insistenza, innescata proprio dalla pervicace
volontà di far rispettare le tue opinioni, non certo di imporle ma almeno farle
rispettare di modo ché possano rappresentare in quelle zucche piene di cemento
armato delle crepe, dei sani dubbi che smuovano quegli ingranaggi bloccati
dalla ruggine del pregiudizio. Ma a quel punto il cattivo diventi tu, l’insistente
diventi tu! Sei tu quello che non rispetta più le idee altrui; e, se sei
totalmente onesto con te stesso, devi anche riconoscere che non è del tutto
falso, che insistendo stai cominciando a somigliare a loro, a quegli individui
con i quali non vorresti avere nulla a che fare. A quel punto non ti resta che
chiudere l’ombrello, girare le spalle e andar via… non hai ottenuto nulla, anzi
sei come loro… perché, nonostante il riparo, qualche goccia di minchiata ha
insozzato e infradiciato anche te. |
|
|