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日志


SEMPRE MIA

Sempre mia… forse è questo che senti regina senza un trono. Senza me, il tuo regno. Paghi cari i sorrisi avendo la vita come giullare che ti si inchina davanti e ti irride alle spalle.  Sempre mia e fuggi: miei i tuoi baci e i tuoi silenzi, mie le tue distanze, i vestiti da sposa indossati chiudendo gli occhi dietro una vetrina, mia la tua voglia di vivere, miei i tuoi smeraldi intrecciati alle mani, le tue collane d’ambra. Miei i tuoi tradimenti, i tuoi silenzi e le tue fughe davanti a una parola d’amore. Mia la pioggia che ti bagna, le lacrime che non ti ho fatto versare. Miei i tuoi occhi di straniera, le tue dita increspate dal freddo, le tue spalle frustate dall’indifferenza. Stanca di sognare martelli sull’incudine della tua volontà l’ostinata lega delle cose che non mutano. Sei forte ma le tue braccia sottili si affaticano per non far diventare il presente già nostalgia, il pentimento irreparabile sconfitta. Mie le note che ascolti, mia la tua Alessandria di citazioni incendiata dalla paura. Miei i tuoi giorni che diventano sera troppo presto. Miei vorrei che fossero gli impazziti battiti del tuo cuore di Dionisio, Menadi che ti chiamano da Oriente. L’ombra mi è amica e ristora la mia immaginazione assolata, e sarà notte quando i tuoi occhi si chiudono dal sonno. Ogni tua strada è il mio percorso verso la tua lontananza, misteri accennati e rivelati dai tuoi occhi rivolti altrove. Non ci sei… ma mia la tua assenza,  mia la neve che ti stupisce e mia farò la bruma che al mattino ti nega le aurore. Lascerò a te solo ogni tua felicità, anche quelle che non portano il mio nome, ogni tua gioia e i tuoi sorrisi infiniti.

 

Citazione

YouTube - The Water Is Wide - Eva Cassidy
  

INCONTRO

Un giorno tu verrai ed io sarò preso di sorpresa, inciamperò tra un aggettivo e un verso… e un punto esclamativo essenziale e solenne impererà dando direzione alla pioggia. Sarai forse dietro un vetro strisciato da fiumi sottili d’acqua e sorriderai. Un caffè e un the caldo su un tavolino di legno massiccio e fuori marciapiedi lucidi, arcobaleni oleosi di pozzanghere e benzina. Ma più in là il tuo mare, la tua sabbia, la tua casa di sguardi desiderati e lontani che col suo seno traboccante aspetterà la tua bocca. Luminarie gocciolanti di luce daranno vita cromata all’asfalto bagnato della sera… il segno della croce davanti ad una chiesa, cappotti e sciarpe, tutto guarderai come affamata di vita che t’appartiene. L’inverno è una beffa… il giorno si congeda proprio quando una ferita di bel tempo attraversa il confine, ma i tuoi occhi presi alla sprovvista non si vorranno arrendere. Mi sussurrerai segreti e ciarle portando le tue labbra al collo e aprirò ogni tua parola come un dono incartato dai tuoi sguardi. Mi dirai che vesto sempre troppo leggero ma riscalderai le tue piccole mani rosse nelle mie tasche. Lamiere bagnate, mattoni, marciapiedi e lanterne spente dal vento, una poesia scritta su un tovagliolo macchiata da un cucchiaino d’argento. il giornale di ieri, già antico anche se non è stato letto tutto. Sulle pareti calde e sabbiose notti di Tunisi come finestre verso il sogno ti affacceranno gli occhi e, nell’angolo in alto, la sorella di Dalì di spalle che guarda il mare tra la frenata brusca di un’automobile e il vestito inzaccherato di una ragazza alla fermata del bus. Nella tua tazza ambra fuma un sole addormentato e il tuo sguardo riflesso. Tracce dorate di un menu in finta pelle. Nessun artista ha mai pensato di fabbricare inutili e colossali orologi di pietra per insultare il tempo?

 

Citazione

YouTube - Toots Thielemans - windows
  

BUONANOTTE

Non ho più pesi sul cuore, né rimorsi, ma mi è rimasto petalo bianco tra le mani. Te lo intreccio tra i capelli in un sogno, un bacio sulla fronte e la tua bocca mi sorride sul collo mentre chiudi gli occhi. Manchi anche alla sabbia delle spiagge dove ci sono solo le mie orme, manchi al volo dei gabbiani, a questo giovane inverno che aspetta addormentalo l’aprile.  Mancano i tuoi capelli a questo vento che accarezza il vuoto. La perfezione non è del mondo ma la sua promessa gli appartiene come una ferita di luce, un taglio di costellazioni nella notte più fredda. Tu orizzonte dalle guance rosse dal freddo aggrappata alla mia spalla, mio petalo bianco infiammi ancora la mia vita coi tuoi occhi. Nei sogni mi chiedi se sono felice e vuoi che ancora ti accarezzi i capelli mentre aspetti un sorriso come risposta. Hai un anello semplice al dito e lo sento mentre tieni la mia mano, ti guardo e tu guardi me mentre ti sfioro le labbra con le dita, la tua bocca le cerca e chiudi gli occhi per sentirle. Sei tra le mie braccia, accudita dal silenzio… tutto intorno cambia: ora in riva al mare, e un istante dopo in quel giardino di aranci, poi nella nostra casa prima di addormentarci. Ma tu sei sempre tra le mie braccia e... lentamente ti addormenti. Un’ultima carezza che ti toglie una ciocca di capelli dal viso, un ultimo sorriso e serena chiudi gli occhi. Buonanotte, anche se il tuo sonno è il mio risveglio, ma mi resta un petalo bianco tra le mani.

 

YouTube - Amar y dejar Partir
  

IMPROVVISAZIONE

Danzano i miei occhi, tersi come un mattino, e profondi si fermano sulla punta delle cose. Una casa, una finestra illuminata e tendine mosse dal vento. Sono in bilico al confine degli sguardi e un vortice di foglie mi insegna a cedere al vento. Mano nella mano due amanti si riparano sotto un bacio… alla luce di un sorriso. La vita è sdrucciola e noi vogliamo passi decisi e tronchi, imperativi piantiamo nel deserto mentre sbocciano agli angoli dimenticati e mai visitati sempreverdi interrogativi. Labirinti di parentesi su fogli bianchi, incisi, note a margine e dittatura dell’ottavo. Mi inebrio di toni dada mentre la logica vuol rigore: Pianta scura e selvaggia, edera impera nel muschio abbandonato sul marciapiede… è tenace e forte.. oltre i passi, più  delle auto pesanti. Il bastone del vecchio è metronomo sotto la sua coppola, e il suo tamburar nel briccio segna il passo all’universo. È lui il tempo, il suo zoppicare, arrancare infermo e allegro di ultima vita. Gli amanti rubano tempo alla noia e fanno all’amore con le mani, fremono sino al dolore ma non si possono avere, lì nella strada si abbandonano e soffrono di piacere. Cadono l’uno nell’altra come impazziti e si mordon le guance. Tagliano il tempo del bastone universale di traverso e lo strusciar nell’imbrecciato si fa inguaribile graffio alleviato solo dall’acqua delle bocche. Si sostengono cedendo, si abbandonano nell’abbraccio soffocato. Non vogliono il tempo e il vecchio incosciente è un demone che annuncia per loro l’oscurità del giorno mentre desiderano solo la luce sottile della notte ormai in aurora. Accecati cercano il buio nell’ombra di un portone e l’umido delle pareti si fa volta stellata, ma l’adagio del mattino è inesorabile. Un bacio e un altro ancora da rubare alla crudeltà, si dividono, ma ancora si cercano, una briciola di notte gli è rimasta sulle labbra e se ne vogliono sfamare. Famelici si stringono a voler esser uno ma tutto intorno gli è nemico. Si separano… il vecchio alza il cappello e mi saluta sorridendo.

YouTube - Pedro Aznar - Si no oigo a mi corazón
  

Matinée

Acciaio e strade ferrate, lamiere brinate di mattino. Non fa freddo sotto il mio cappello e la notte mi toglie il sonno e le foglie rosse macchiano la mia fantasia. Notte d’Arabia, un minareto azzurro questo cielo senza tempo, il vento è Sherazade che mi sussurra le sue storie coi suoi cento veli e la sua bocca rossa e crespa. Non trema, è sicura nella sua ultima notte, sorride e mi eccita la sua voce argentina. La strada è un mosaico di pietre lucide e grigie che presto diventeranno azzurre. Pini marittimi mai pallidi all’ombra di mura millenarie. Respiro e il gelo mi sveglia il cuore, un posacenere blu e il vermiglio di una sigaretta accesa come la brace delle caldarroste, un caffè bruno e sorridente mi profuma la libertà. Il marmo di San Giovanni è bianco e rosa, maestoso e discreto come la pelle di chi ho amato. La statua di Costantino è prigioniera e tra i mattoni edera e muschio. Volte e vicoli e una fisarmonica rossa appesa a un mendicante dal dente d’oro mi segue e suona per qualche spicciolo. La mia fortuna? Non riuscirò mai ad orientarmi perché ho voglia di sentire il profumo di cornetti caldi e marmellate appena partoriti dalle panetterie che prendono il volo in cartocci enormi e bianchi in una nuvola di zucchero a velo, di capelli profumati che mi accarezzano in un incrocio di esistenze, di sguardi sorridenti che non avranno mai un nome, di bancarelle con cenci multicolori e libri fuori edizione. Ho voglia di sentire gli occhi stanchi dal troppo guardare e ricordare il batter delle tue ciglia addormentate sulle mie guance, la tua bocca che m’affrescava di respiri il petto. La notte si scioglie nel giorno e tutto è azzurro, bianco e vermiglio  come il vortice di una tavolozza impazzita. Qui comincia la mia stanchezza ma solo un attimo, un attimo ancora.


YouTube - Il Postino: Theme
  

SENZA SENSO E LA CRAVATTA DI BERLUSCONI E' UNA MUTANDA!

-Datti una regolata.

-Nel senso?

-Nel senso che devi darti una regolata.

-Quindi?

-Vaffanculo!

-Un modo piuttosto doloroso per darmi una regolata…

- E’ mai possibile che quando ti girano allontani la gente, gli amici, le donne.

- Che frase strana: “ti girano” intendo… eppure non girano mai davvero, almeno a me. A te ti si sono mai girate?

- In questo momento frullano!

- Ah si? Fai vedere? Vieni qua?

-  Stai fermo e non fare lo stronzo…

- Dio che tristezza .. e metti i boxer che gli slip sono indecenti! Sono blu  a mini pois bianchi? Come la cravatta di Berlusconi? Se solo sapesse che si fa fare su misura e paga un botto cravatte in seta con la stessa fantasia delle tue mutande sarebbe una bella soddisfazione.

- Cosa ti fa male adesso? Cosa senti di così doloroso che ti fa stare così?

- A parte il fatto che esisto tutto va alla grande. Ma non senti mai che tutto sia banale, magnificamente banale, ma comunque banale? Ti stupisci per il tempo dell’avverbio e poi tutto torna…

-  Banale?

- esatto.. bravo! Banale, come le cravatte di Berlusconi! Tutto.. i buoni e i cattivi sentimenti, l’amore,  le ambizioni, i piaceri. Quello ha fatto di tutto per far soldi, per diventare potente, potente e ridicolo, e per cosa? Attaccarsi sotto al collo come un cappio una fantasia da mutanda? Da pigiama Irge in acrilico se proprio vogliamo essere buoni. Sai, di quelli che non ti fanno dormire la notte perché passi tutto il tempo a grattarti il culo e hanno un taschino totalmente inutile proprio qui… vicino al cuore!  

-  Tutta questa manfrina per arrivare a dire che la vita è senza un senso?

- No, no… da qualche parte un senso ci deve essere, ma non così… non con questi presupposti, non nei desideri, non nei sentimenti, e forse neanche nell’amore. Siamo troppo abituati ai personaggi dei film: dove il cattivo è sempre cattivo, e il buono è sempre buono. Nelle trame non c’è fantasia se non per ottenere un epilogo, una conclusione. Ma in questa cazzo di vita non c’è una trama, si recita a braccio. Bisogna amarla così com’è … un bel po’ puttana! E non sai mai quando e come te la darà. E se anche si concede non è mai abbastanza! È sempre troppo poco rispetto a quanto ci ha fatto penare. Ma mai trattarla da gran signora, se no quella ci crede e ti umilia. Sai che una volta una ex appena rientrò nella mia vita la voleva già far da padrona? Voleva subito che mi togliessi gli anelli e smettessi di fumare… perché sembravo uno zingaro e puzzavo di fumo. Riemergono dalle loro sordide esistenze piene di morbosità e ti si ripresentano ipocrite con la faccia lavata e vestite da monache di clausura con la presunzione di dirti cosa fare e come essere. E quella della suora, per inciso, non mi piace neanche come fantasia erotica.

- E questo che cazzo c’entra?

- Tutto c’entra… non c’è trama, si recita a braccio! Altrimenti come faccio a stancarmi di soli pensieri? Tutto c’entra… niente ne esce fuori. Come ti giri è sempre un pacchetto in offerta… tutto compreso! Forse neanche Bergson sapeva quanto avesse ragione.

-E tu di prima mattina pensi a Bergson?

- A tua sorella ci ho pensato stanotte, ora ho il giorno libero!

- Non recitare la parte del cinico e del dissacrante… io so come sei!

- E’ questo il guaio! Nessuno sa quanto possa essere rigida e morale un’esistenza che sta andando orgogliosamente a puttane. Il cortile della parrocchia è l’inferno, i Demoni di Fedor insegnano.

YouTube - Californication: A Look Back at Hank & Karen
  

FATALITA' NEL TUO GIORNO

M’avanza un pianto che tu sorridendo spegnesti. Capelli neri come le notti che il tempo ci ha rubato e un passo di ballerina dalla severa grazia disciplinato. Occhi nocciola e tutta la mia vita raccontata sulle tue labbra. Sei stata tutto, ogni cosa per questa cipolla con troppi veli da togliere: un canto, una maledizione, una preghiera, una bugia raccontata dalla vita per insegnarmi la solitudine, ed ora, in questo giorno, un’assenza senza fine. Siamo in autunno ma questo Dio che maledissi non mi fa mancare, beffandomi, la primavera. Vetro in frantumi su cui cammina ancora il mio ricordo, profumo che ancora sento e inseguo per strada. È  impossibile, non può essere… ma l’anima straziata dalla memoria non vuol sentir ragioni e ti cerca fino alla nostalgia infinita. Mantengo tutte le mie promesse ma mai quelle che faccio per me, e mi ostino in una vita che a forza mi faccio appartenere. E tu mia Sposa e mia sofferenza m’accarezzi ad ogni istante. Chi sa s’impietosisce e chi non sa s’accanisce, ma entrambi non sanno, non possono sapere, anche questo è rimasto nostro e tu mi chiedi sempre più di quanto possa fare.  

YouTube - Ovunque proteggi - Vinicio Capossela
  

ALVARO DE CAMPOS, AVEVI RAGIONE! CONTENTO?

Ho il morso allo stomaco e un cuore di cristallo, torno all’ironia? Tu che dici? Perché le parole d’amore sono come le freddure: pizzicano – al massimo solleticano il compiacimento gratificato di chi le riceve -, ma  restano solo il tempo dello stupore, finiscono e non riescono a restare, a trovare un posto. Anche se minime, delicate e discrete sembrano non trovar mai spazio. Ora addirittura hanno il sapore di un esilio forzato, necessario, perché “l’altrimenti” ha la gravità  del piombo, anche il cielo ha il suo peso. Come gli incubi nati dalle febbri più deliranti in cui uno spillo diventa d’improvviso sciabola, un fiocco di neve una valanga arrivano ad essere persino ingombranti, eccessive sino all’idiozia. Scoperchierei a mani nude la tomba di Fernando e dare ragione al suo scheletro - inevitalbimente sogghignante - per una delle frasi di Alvaro più conosciute e inflazionate: “ Le lettere d’amore sono tutte ridicole”.  Capitolano ebeti di speranze davanti ai fatti, alla realtà, cadono in battaglia sul fronte della circostanza avversa armate solo delle loro povere mani nude. Dovrebbero esser scritte a penna e poi bruciate e le loro ceneri seppellite… e infine – ciliegina sulla torta - dimenticate da una presa di coscienza amara coperta da una risata che veste di ridicolo l’atto incosciente degli autori. Tarante del cuore da ballare fino allo stremo nella solitudine delle anime. Sante Messe di Pasqua solenni per un’ora o poco più di Resurrezione e poi… il sussurro di Dio s’è perso tra l’odore oleoso del cero spento e il vociare liberato dei fedeli. Non ho più tempo, non ho più neanche quei sottili lati bianchi da scarabocchiare ai margini dei tuoi giorni, ma non perdi nulla, forse – ma è solo un’ipotesi – solo un po’ di vento sulla tua anima nel torrido di alcuni momenti che non portano il mio nome. Fuggirai restando tra un sorriso e un pensiero diverso da accarezzare giusto per il tempo di sollevarti dalla fatica dell’ostinazione. Eppure vedi? Io resto qui chiedendo scusa male, scrivendo peggio, e questa inevitabile resa è diventata, per l’ennesima volta e senza volerlo, una ridicola lettera d’amore.  

 

Citazione

YouTube - Roberto Vecchioni - Le lettere d'amore
  

ODIO!

Odio! Ho Marziale sulla penna e Catullo nella cotenna e tutto si stalla. Odio il graffio alla padella, l’acida indifferenza della zitella, il morso crudo al tarallo e il chihuahua castrato e fetente della Piromallo. Odio le verità in tasca, il ronzio della mosca e le notti dove il cuor innamorato le busca. Odio il reggiseno che non si slaccia, l’ipocrisia sulla faccia… e di questa vita non so dove buttar la buccia. Odio l’idiota demagogo ululante, questo tempo demente salassato dal nano incartapecorito e deficiente. Odio le mie parole dal Timor bofonchiate e della television le gran minchiate. Ho silenzi da urlare e maledizioni da sussurrare. Mi manca una maledetta ghenga, la trasparenza gratuita del tanga, e mi convinco a non sognare perché in questo mondo nessun la sfanga! Odio la sorella minore matura d’ira che il feroce niente difese sparando - senza mira - al cor dolente. Odio i libri a metà lasciati, i mediocri pubblicizzati, gli impertinenti a tavolino progettati. Odio gli ufficiali party, gli occhi nati per dannarti e suoi inventati infarti, Odio “l’Io Sono”, l’ipocrita perdono e il mafioso che siede al posto del santo patrono. Odio del potere il palazzo… abitato da sontuose teste di cazzo, ma sul cuor ormai ho un bozzo. Forte del mio rabbioso callo sulle vostre idiozie ballo senza mai metter il mio piede in fallo. Non v’appartengo e le mie parole come una lama coi denti trattengo. Per vivere mi basterebbe un fiore e il suo miracoloso odore per non sentir di questo mondo morente il fetore!  



YouTube - Vinicio Capossela - Furore
  

IL BASTARDO E' IN CITTA'

Traballo e vedo meglio se faccio notte. Ti immagino mentre infili un dolcevita di filo sottile che veste il tuo collo Modì. Una carezza di jeans e due minuti a domar capelli. Io intanto faccio anelli di veleno mentre smetto di fumare. Il corteggiatore edonista fa lo splendido lanciando dadi truccati al sapor di minchiate per sfangar la nottata. M’incapriccio di un vecchio cane che barcolla pesante con due occhi d’angelo. Questa città è un Barrìo umido di pettegolezzi sussurrati, non è vero uomo né femmina ma puttaneggia senza saper di invecchiare delle solite cose.  Ma un terrazzino nascosto tra un’edera e un graffio normanno  mi ricorda perché l’amo ancora. Qui manca l’arte e una piazza decente ma nessuno ne ha appetito. Ho voglia di un negroni fatto come si deve ma per te resisto e vicino al mare di periferia angeli stranieri si vendono fottendo a sangue mentre sognan la fame di casa e i loro vestiti da bambine. Ma il protettore ha la mano leggera solo per contar soldi. Ho voglia di qualcosa di pulito e ti penso. Il mio acciaccato compagno mi guarda e sente di te attraverso la mia anima. Cos’hai nel cuore Stella? Il bastardo m’è tornato arzillo, insegue ringhiando le ruote dei clienti ancora sbavanti e vendica questa strada infame. Gli comprerei una fascia tricolore di raso e lo farei sindaco. Lo immagini su quella ambita poltrona? “Sua Eccellenza sta cambiando il pelo e sono cazzi per tutti!” Un bau per il sì, due per il no e un feroce digrignar di vecchie zanne per mandar tutti a fanculo!


YouTube - Vinicio Capossela - Zampanò
  

RAPSODIA SOTTO VENTO

Delizia lontana dei miei occhi, primizia del vigneto gravido di settembre. Qui il cielo si riga di viola nell’azzurro e penso ai tuoi piedi freddi mentre ti graffi il cuore in nome del solo sogno per cui vale restar vegli. Le insegne hanno colori di fosforo e mi gelano la fantasia, aspetto l’odore delle caldarroste  mentre osservo il cavallino del barbiere. Non ho più polvere sul cuore e tu che credi che il tuo il bene non sia anche il mio. Scioperato dal mondo me ne fai padrone mia interminabile fatica.  Mi stanchi e sorrido mettendoti su casa: lenzuola bianche e una finestra verso l’Africa per lasciar che Chergui mi tradisca accarezzandoti nei mattini d’estate. Mattonelle bianche, un bicchier d’acqua e un silenzio incartato e infiocchettato da un bacio. Setaccio nelle tasche dei miei pensieri… cerco quattro soldi di felicità e mi si sfila il bottone della tristezza. Biglietti alla fretta rubati sul tavolo e una tua foto appesa al frigo a far da guardia alla cena. Notti di San Lorenzo le lampadine fulminate, mie sole aurore i tuoi occhi appena svegli. Addormentata mentre guido mi chiedo sempre perché alle donne non piace il Jazz, ti rubo di nascosto un Davis ma rallento per non perdere di te neanche i sogni. È dalla tua parte la mia camicia migliore perché è diventato il tuo pigiama e mangiare dal cinese mi toglie il sonno. Cenci e letti disfatti, un caffè di troppo e la noia ci toglie la luce del sole dal nervoso. Neanche questo butto nella cesta dei panni sporchi mentre inguaio la lavatrice… tu incroci le braccia e stanotte niente fuochi d’artificio. Vetrine scintillanti durante la maratona dello struscio e una madonna di gesso all’angolo ci chiede un fiore nel suo vaso vuoto. Cuore di colomba con due ali d’aquila mi voli sul cuore in questa sera rigata di viola e l’aria si fa fredda. Avrò sempre un spicciolo di felicità  per pensarti.

 YouTube - Ludovico Einaudi - Due tramonti

  

FILASTROCCA DELLO STREGATO AMORRR!

Giran giran le lancette, i raggi delle biciclette e per via non trova dimora l’anima mia. Arruffato e felice ti faccio delle mie parole musa e nutrice,  Non son poesie, tantomen canzoni ma aliti di vento, arabeschi di emozioni.  Cartapesta dai tuoi occhi colorata, brace dalla tua bellezza infiammata. Su pietre lisce t’ho disegnata e lasciate le ho al mar… ma nessun onda te le potrà mai portar. E qui d’amor inzuppato aspetto il tuo zefiro incantato. Sai? qui sul bagnasciuga per il cul mi prende una tartaruga, ma il mio latte gitano t’attende mentre sulla rena per le braghe mantengo l’indomabile acrobata nano. E se nella notte risposta non avrò ali di gabbiani con le mani alla luce del fuoco imiterò e da te volerò.  Al merlo della maga il tuo nome ho insegnato però questa finzion non m’appaga, ma la strega  è adirata perché dei tarocchi dell’amor fu derubata; le ho lasciato in cambio rubini, antiche monete e diamanti. Ma senza prezzo è il dono degli amanti e una feroce preghiera m’ha lanciato la pericolosa fattucchiera. Che mi sfami al pane della tua assenza finché il campionato non lo vinca il Cosenza!

YouTube - IL PARADISO DEI CALZINI Vinicio Capossela
  

NON SONO TUOI FIGLI, NON SONO I TUOI EROI

Abbassate le bandiere, scolpite le colonne spezzate, pronte e lucide di conio le medaglie all’onore.

A breve tutto sarà pronto per la cerimonia sontuosa del nulla in ciliegio lucido e tricolore di raso. Blazer neri e facce dipinte col color dell’istituzionale cordoglio. Li chiameranno figli, padri, eroi ma non erano i loro figli, non erano i loro padri e non volevano essere eroi ...ma solo figli, padri, amanti. Avrebbero barattato il loro fucile per guardare il seno florido di latte delle madri  e per un filo d’erba in bocca dopo aver fatto all’amore.  Diranno che sono caduti per la pace, per la patria e continueranno a chiamarli senza ritegno figli, padri, eroi. Ma dov’era la loro patria? Neanche se si fossero rivolti ad occidente, verso l’orizzonte, avrebbero potuto scorgerla.  I tuoi confini – paese infame - sono certi e la minaccia è solo nei tuoi palazzi dallo scandalo e dall’inettitudine divorati! Tu sputi e bruci su questa stessa bandiera ora ricamata sulle tombe per te addobbate, e ora li chiami figli, padri, eroi? Sudato e sfacciato abbraccerai mogli, e madri, consegnerai loro drappi a triangolo piegati ,ma i tuoi veri figli, i tuoi veri fratelli sai dove sono, sai cosa mangiano, dove dormono e non vuoi che diventino eroi, desideri per loro che restino solo figli, che diventino solo padri. Ora ingozzati di olio nero fino ad affogare una volta e per tutte, inebriati e impazzisci con l’oppio sporco del sangue che celebri senza aver mai conosciuto. La storia paziente ti aspetta e tu sai, pagina vergognosa, che non puoi vincerla ma solo allontanarla con furiosa disperazione; e come una bestia ferita ti accanisci ancora di più e trascini nel tuo nulla i figli, i mariti,e i padri degli altri. Attenderò, forse inutilmente, il tuo sporco sudario vergogna della mia lingua e della mia terra.


YouTube - generale
   


La Milonga dell'impossibile

Piovono perle di addii dell’ultima rena del deserto lontano. Le cosce delle ballerine sudano affannate dal rimpianto precoce dell’estate appena finita. Il tempo di amare una stagione e già muore questa giovane colonna spezzata. Letargo dell’umore, sarcasmo dell’anima e una rumba agita il mio bicchiere. È una guerra di nervi stanchi questa morte quieta dell’estate! Ed io vengo da te invadente con un fascio intrecciato di rose e parole. Qui ci sono ancora pance al vento sotto uno sbocciar di ombrelli e oramai tramontano ondeggiando gli ultimi culi attillati… qualcuno mi sorride tra un aggiustar calcolato di ciocche di capelli e uno sguardo compiaciuto e malizioso. Non ho appese al cuore promesse, ma, come ho sempre temuto, resta un vuoto col tuo nome da riempire di silenzi e miele,  e non può che scorrer lento sulle pareti di specchi che si prendono gioco della mia tristezza mostrandomi solo il mio volto. Ho la tra le mie mani vere la tua inconsistenza. Nascondi i miei segreti in questo cielo turchese di settembre e più questo gitano si alza e più voli lontano. Giocare con le parole e a fatica non conservo questi biglietti lasciati all’aria per non farne una preghiera parte. Passeggio, migro coi pensieri e m’inchino ironico davanti al Re Autunno. Non ti sfuggo donna senza un volto perché libertà sarebbe esser tuo prigioniero. Ginocchia lisce mi trotterellano intorno in un sottofondo fumoso di pelle d’oca, il freddo è arrivato troppo presto, ha lasciato le schiene nude sotto la pioggia e mille labbra tremano come di passione. Tacchi dodici incerti nelle pozzanghere limpide di fango… e la strafiga ha preso una storta! La sua cavigliera ha singhiozzato tra l’acciaio e la pelle e mi guarda quasi per chiedermi scusa. Il suo tatuaggio a forma di angelo sulla spalla chiede asilo ai miei occhi: carcere di inchiostro e phard, fantasiosi ombretti a far da soccorso alla bellezza. Ma io vedo solo le rondini volar basse, le lascio accarezzar un cielo viola e nuvole enormi. Pigro ti penso e ho già fretta a chieder aiuto all’indifferenza del bicchiere per non pretender troppo. Parte un mambo che ammazza le incerte speranze con un sottile delirio di note, quanti nomi inaspettati ha il salvataggio dalle fantasie impossibili… Più tardi giocherò a dadi con la notte, se perdo vincerà la stanchezza e correrò il rischio di sognarti… ma non posso. Troppi esili di lame e palpiti ha sopportato quest’anima, ma tu conserva sempre i segreti che ti ho sussurrato nelle orecchie, anche lì le mie labbra erano vicino – tanto vicino - alla tua bocca nella notte e non ti hanno sfiorata, non farò mai più questo errore.

Citazione

YouTube - Vinicio Capossela - Che cos'è l'amor
  

Discussione su YouTube - The End of the Innocence

“Ammaestrata da un esercizio di secoli,

la repubblica degl’immortali aveva

raggiunto la perfezione della tolleranza

e quasi del disdegno.

Essi sapevano che in un tempo infinito

ad ogni uomo accadono tutte le cose.

Per le sue passate o future virtù,

ogni uomo è creditore d’ogni bontà,

ma anche di ogni tradimento,

per le sue infamie del passato o del futuro.”

L’ Immortale, J.L.Borges


Tutte le cose, che peso e che condanna! Una vita è tutte le vite: peccatore, puro, santo e dannato. Lasciarsi accadere è miseria e percorso. Chi teme le debolezze e gli errori di un uomo?  Caduto nel vuoto ha sempre conservato i suoi occhi. Ha esercitato lo sguardo anche nell’oscurità. Ma è inevitabile ha deluso e delude. Incanta il cane coi suoi giochi mentre è in piedi e balla sulle zampe posteriori sulle note di una fisarmonica rattoppata. Mai raccontare delle sventure nel deserto una volta entrati nelle porte della città, una volta ascoltato il fortunato maledetto faranno del fuori infuocato l’inferno e di lui un demone, anche se ha una veste bianca e un cordiale sorriso. L’economia del giudizio invita alla necessità di una condanna. Non importa se egli abbia già pagato in sete e dolore, se ha pensato di lasciarsi coprire dal velo di un sonno mortale e dileguare durante una tempesta di sabbia  e stelle indecifrabili. Fa male il suo percorso anche se adesso porta in dono le sue mani sopravvissute e il suo sguardo limpido.

 

YouTube - The End of the Innocence
  

NOSTRA SIGNORA DELLE SOLITUDINI

Le feste di paese tramontano sempre verso sud. E il santo è in processione. Vicoli in sere d’estate… illuminati da ceri che colano. Amo la preghiera, l’illusione degli stoppini e il ciondolar di rosari.. Amo le cantilene, le litanie, il lucido sudario del patrono su spalle penitenti riposato. Madonne, icone, statue da sempre lari: protettori delle case, delle strade, dei labirinti di processioni e dei pettegolezzi delle comari. Una sola giostra scomposta di fede e bestemmia, di peccato e benedizione. Caramelle, passeggini e passi strusciati.  Finito l’inverno tutti devono aver memoria della penitenza. Che la canicola ci freddi la schiena in memoria del dolore. Pellegrinaggi dovuti, appuntamenti con una memoria dimenticata. La cripta vuota nei giorni di festa non sente il peso della santità. Vergine dai mille nomi, ne hai uno anche per noi? Se il gesso dipinto ti piegasse il volto ci guarderesti? Hai un nome per le solitudini e le moltitudini senza occhi? Proteggi i silenzi, le bocche che sorridono alla vita con una lama nel petto? Accudisci e culli la blasfemia degli innamorati, dei loro giorni benedetti persi a sperare, a cercare di capire senza mai volerli perdonare Madre degli uomini? Accarezza chi cade senza fermarsi e non vuole esser guarito, chi bacia il tempo con occhi affaticati, le mani mai stanche di sentire, i piedi mai sazi della strada. Proteggi gli sguardi che nessuno vuole fermarsi a guardare, occhi al cielo di  angeli segreti, toccati dalla grazia della vergogna degli altri. Madre delle solitudini,  dei passi senza una via battuta, di chi balla senza una musica, di chi non troverà mai più la fronte e le labbra dell’altro, hai una lacrima anche per loro? Vergine delle speranze mai esaudite tendi la mano ai disperati , ai loro sogni delusi, alle strade dalla pioggia bagnate, alla luce caparbia dei loro occhi. Non confonder mai le menti, lega stretta ad ognuno la sua memoria – tortura o benedizione non importa. Abbassa il Tuo sguardo, in questo sgranar di rosari, ai vinti e docili demoni dell’esistenza, su questo oceano di candele ora che sei per via, e poi denudati dei tuoi gioielli e accogli sotto il tuo mantello d’azzurro e stelle tutti gli occhi. Qui, in luminosa processione, tutti preghiamo ma nella notte della vita mordiam cuori e ridiamo dell’altrui disperazione. Fiamme ambra minacciate dal vento sono protette da palmi ansiosi ed io sono tanto stanco di guardare. Ho fatica a vivere mentre un cane si addormenta e la cera macchia e lucida l’asfalto.

 

Citazione

YouTube - Fabrizio de André - Un blasfemo
  

SOLITARIE LUMINARIE

Rosso Tiziano e bianco panna, blu elettrico e mille luminarie. Il circo è in città e l’elefantino delle favole abbraccia con la sua proboscide la coda della memoria per non allontanarsi mai dai tuoi ricordi. Il saltimbanco sorride mentre cammina sul filo, distribuisce ali di carta che annunciano la data del grande inizio. Fiori di cartapesta, zucchero filato, croccanti di zucchero e occhi sognanti di bambini tenuti per mano... . Ma il pagliaccio ha due facce come la luna: una illuminata, bianca e con una goccia d’argento al posto di una lacrima e l’altra nascosta e gelata che abbandona nel camerino solo per il tempo del suo numero. Il prezzo della felicità? Nel  gettone per un giro di giostra, nella bocca violenta e incantata del mangiafuoco, tra  i capelli raccolti delle ballerine, tra le loro tulle sottili e stellate. Paglia a terra illuminata dalle insegne. Il cavallo fenomeno fa di conto per uno zuccherino e dietro le quinte il mago nasconde nel doppiofondo della sua anima i suoi cento fazzoletti colorati. Sapessi come vorrei qui i tuoi occhi, li vorrei qui tra il trombone sfiatato del pagliaccio stanco e la scala per salire sulla dimora ardita degli acrobati. Qui in questo tendone a strisce rosse e bianche, tra la sabbia e quel buco che squarcia questo cielo di pezze rattoppate e lascia nude le stelle. Qui il vento fa danzare vesti sgargianti appese e lini candidi davanti alle porte dei carrozzoni. L’incantatrice di serpenti fa all’amore con l’uomo volante, chiude sempre gli occhi e piange quando lui danza nel vuoto senza rete. Il presentatore seduto in un angolo buio su uno sgabello di legno si slaccia la cravatta e si fa vento con le mani tra un’esibizione e l’altra, non guarda nessuno e conserva i suoi sorrisi solo per entrare in scena. Se potesse si toglierebbe anche le scarpe strette e lucide, ma non ha tempo. Ti vorrei qui nella casa degli specchi per moltiplicare il tuo volto e non trovare mai l’uscita, ti vorrei qui per rubare l’oro dai tuoi occhi incantati e farti una corona di carta colorata, qui per legare con i miei lacci di cuoio le tue mani alla mia anima. Ti stancherei di sguardi perché guarderesti coi miei occhi, mi affaticherei di stupore perché respirerei con la tua bocca. La cavallerizza bionda è pronta e accarezza il suo splendido Arabo bianco, l’Andaluso dalla criniera selvaggia si inchina e saluta il pubblico come un re, ma nessuno lo ha mai imbrigliato o cavalcato. Tutti lo salutano mentre con eleganza scompare sotto la tenda rossa… applaudono lui o dicono addio alla libertà? Come vorrei fossi qui in questo paradiso di periferia, tra palazzi grigi stanotte illuminati dai neon e da enormi ed infuocati fari colorati. Tutti sono fuori incuriositi e annoiati con le loro canottiere bianche e i loro ventagli di plastica. Tutti sanno ma nessuno immagina. Le loro ringhiere in alto sono piccole prigioni di silenzi, ma io ti vorrei qui in questo incrocio infinito di esistenze, sulla soglia di questa geometria di differenze, nell’algebra senza soluzione dei miei occhi.


YouTube - Vinicio Capossela - Pena De L'Alma
  

Happy Everafter In Your Eyes

 

Vuoi una vita o vivere? Vuoi spenderti per raggiungere qualcosa o te stesso? Anche insieme prendevamo le strade più difficili, con la naturalezza di chi resta incosciente per sopravvivere. “Segui sempre quel che senti e d’ora in poi guarda tutto anche coi miei occhi, e sai che non sarà facile… ho sempre preteso troppo. E ricorda di non farmi versare troppe lacrime, hai sempre odiato vedermi piangere. Sai che sono esigente perché ho fame di tutto come l’avrò sempre di te.”

Non gioco mai… e senza giocare faccio di tutto un gioco. Stanchezza avvolgimi con un soffio di vento adesso. Silenzio raccontami tutto del nulla mentre una caffettiera scoppietta e mi offro sorridente e felice come una puttana ai miei cari. Sento troppe cose e mi tocco cercando un interruttore per riposarmi un po’. Come fa l’universo ad esser sempre sveglio e mai desiderare di dissolversi in un istante solo per riprender fiato?

Dimmelo tu che lo conosci meglio di me, tu che hai sempre voluto volare senza che io mai ti trattenessi, e quando dovevo non ho potuto.   

Citazione

YouTube - Happy Everafter In Your Eyes
  

Everafter Happy In Your Eyes

Ben Harper

Eterna Felicità Nei Tuoi Occhi

L'alba del mattino ha steso le sue ali
mentre la luna è in cielo tu stringi il mare tra le tue
mani e nei tuoi occhi hai la felicità eterna ….
Non posso lasciarti andare verso il cielo
Tu sei nel mio sorriso
Per la prima volta io vedo il mio vero riflesso
nei tuoi occhi eternamente felici.

Ogni stella della notte ci promette l’alba
Io sarò lì se tu cadrai e così restiamo in piedi.

Tutto quello che posso darti sarà per sempre tuo
da custodire
svegliati tutte le mattine con un sogno
e questa eterna felicità nei tuoi occhi…

con questa eterna felicità negli occhi

SARO' BARO

Non sei strazio, mai dolore, anche se il tuo nome è distanza, orizzonte sempre più lontano. Nulla riesce a spezzare quel delicato filo che ci lega; un filo invisibile, nato chissà quando, sottile e tenace come l’assenza. Se tu fossi qui ora ti amerei senza amarti, lascerei cullare il tuo cuore su un letto di oceani e notti d’Africa. Ti accarezzerei senza toccarti, cambierei nome alle mie labbra… le chiamerei silenzio  e solo allora ti bacerei. Ti lascerei piangere quando sarai triste e sorridere quando vorrai gioire. Proteggerei ogni tua incoscienza, coprirei ogni tua fuga. Mi inventerò prestigiatore e tramuterei ogni dannazione in benedizione solo sciogliendo i tuoi capelli. Anche volendolo non riuscirei mai farti sempre felice… questa è una promessa. L’incantesimo migliore consisterà  nel far dileguare ogni illusione nell’oscurità del mio cilindro di scena, e nascosti nei miei polsini da baro ci saranno sempre un bacio e un sorriso per raggirare i giorni conquistati dalla noia. Lancerei sempre dadi truccati per vincere un tuo sguardo. Ingannerei e imbroglierei  la vita  per lasciarti sentire ogni suo impercettibile movimento, ruberei ogni sua tonalità per offrirla ai tuoi occhi.  Anche maledetti non ci sentiremo mai dannati, anche se soli mai abbandonati. Incantati ma mai illusi vestiremmo il mondo di buono, anche se non lo capirà.     

YouTube - ivano fossati - il bacio sulla bocca ( lampo viaggiatore)

  

INFINITA AMANTE

Pagine e viaggi, luoghi mirabili e labbra su cui scorre la pioggia. Parole libere e deliranti: domeniche assolate in vestiti bianchi, cristalli scintillanti, petali carmini e rampicanti. Sguardi di chi amo e chi ho amato, gli occhi di chi cerco e non posso guardare, cicatrice della mia anima, lacrima dei miei occhi. Distesa la vita davanti a me mi invita ad amarla, a toccare la sua pelle. Piacere dei piaceri e dolore di ogni dolore, tutto è in lei;tra i suoi baci e suoi morsi mi accarezza il tempo e graffiano i ricordi. Acqua sarai… cielo liquido, madre del pane, musica e benedizione. Se potessero le mie mani pregare non cercherebbero altro per offrirti alla mia bocca. Pagina lasciata sempre a metà, scritta a penna per sentire il foglio. Mai peso, mai condanna, ma sempre grazia troppo grande da sopportare. Montagna infinita e oceano sterminato, roccia lucida di tempo da toccare e sentire sotto le mani sino allo strazio, tu solo sguardo e mia benedizione, mia origine e mia terra. Seme e germoglio, miracolo e peccato, malattia e guarigione, disegni sul mio viso la mappa dell’eterno con i tuoi piccoli passi. Tu mia amante discreta e inesorabile hai sei sempre gli stessi occhi  e lo stesso corpo: fianchi morbidi ed eterni, una schiena di cielo da percorrere ogni notte con le mie mani, seni deliziosi da assaggiare e un ventre infinito dove posso sognare. Se avessi più parole ti darei un nome, sei avessi più fantasia disegnerei il tuo volto, ma ho solo queste labbra e questi occhi mio faticoso miracolo.


YouTube - The Moon is a Harsh Mistress - Charlie Haden & Pat Metheny